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Tumori: “in Europa il 71% degli oncologi under 40 è colpito da ‘burn out’

Alba, 14 settembre 2018 – Il 71% degli oncologi europei under 40 è colpito da “burn out”, cioè da esaurimento professionale. È una sindrome che si manifesta nel lavoro, causata da situazioni emotive e organizzative particolarmente stressanti e prolungate nel tempo. Una forma di logorio (con rabbia, frustrazione, senso di fallimento) che può minare il rapporto medico-paziente. Per approfondire i vari aspetti della presa in carico del malato e le sfide e le sofferenze quotidiane di chi lo cura, si svolgerà domani ad Alba (Sala Convegni della Fondazione Banca d’Alba, ore 9.30-16) il convegno “Ne vale la pena?”, promosso dal Gruppo Nazionale Oncologia al femminile. “Questo Gruppo è nato circa 10 anni fa da un’idea di alcune oncologhe – spiega Paola Varese, oncologa e referente scientifico nazionale di FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), tra le componenti del comitato scientifico del workshop, insieme a Cinzia Ortega, Monica Giordano, Graziella Pinotti, Renata Romaniello -. Negli anni sono stati realizzati diversi eventi. Quest’anno ci è stato proposto di organizzare un convegno in Piemonte. L’obiettivo del Gruppo è dare espressione, anche attraverso percorsi formativi particolari, alla leadership al femminile. In oncologia oltre il 60% delle professioniste sotto i 50 anni è rappresentato da donne. Sono sempre più numerose e preparate, ma ancora troppo poche ricoprono ruoli di rilievo. La ricerca di senso è alla base del rapporto medico-paziente ed è una caratteristica fondante nella leadership al femminile. La nostra capacità di ‘dare e trovare il senso’ è la risorsa più preziosa per superare difficoltà ed evitare il ‘burn out’”.
Il convegno ha ottenuto il patrocinio di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri), ISPRO (Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica), NICSO (Network Italiano Cure di Supporto in Oncologia), FAVO, Istituto Italiano Bioetica e delle Reti Oncologiche del Piemonte e Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria e Toscana. Il convegno è aperto a tutte le professioni sanitarie e alle Associazioni dei malati.
“Il ‘burn out’ può essere prevenuto partendo dalla consapevolezza dell’oncologo in rapporto al lavoro svolto – sottolinea la dott.ssa Varese -. La ricerca del significato è un tema ancora poco affrontato in oncologia, anche se sappiamo che può aiutare, ad esempio, ad avviare un percorso di cure palliative e, in generale, a orientare le scelte terapeutiche. Un elemento del ‘burn out’ è la depersonalizzazione, cioè la perdita del significato del sé. I più esposti a questa sindrome sono i giovani che nutrono grandi aspettative, spesso delusi ai primi contatti con il mondo del lavoro. Avere consapevolezza di noi stessi, del nostro ‘qui e ora’ può aiutare a sviluppare un rapporto più autentico con il malato. Alla base di molti conflitti relazionali si pone infatti la diversità di aspettative del medico, del paziente e dei familiari”. “Per questo – continua la dott.ssa Varese – è essenziale la formazione non solo tecnica ma anche psicologica, con la figura dello psico-oncologo quale coprotagonista della gestione del percorso di cura e parte integrante dell’equipe multidisciplinare. Solo così è possibile intercettare i bisogni reali del malato, molto spesso diversi da quelli dichiarati”. Nel 2017 in Italia sono stati stimati 369mila nuovi casi di cancro, 30.900 in Piemonte. Come evidenziato nell’indagine pubblicata su Annals of Oncology (coinvolti 737 oncologi da 41 Paesi europei), il 71% dei giovani oncologi under 40 in Europa è colpito da ‘burn out’ con sintomi che variano da depersonalizzazione (50%) a esaurimento emotivo (45%) fino a scarsa capacità di adattamento (35%). Il ‘burn out’ è maggiore nell’Europa centrale (84%), inferiore nel Nord Europa (52%) e raggiunge il 79,1% nei Paesi dell’Europa sud-occidentale come Italia e Spagna.
Il convegno prevede la partecipazione nella discussione del programma scientifico delle associazioni dei pazienti e i responsabili delle Reti oncologiche saranno coinvolti nella sintesi organizzativa dei lavori. La relazione introduttiva sarà tenuta da Paolo Bruzzi, epidemiologo ricercatore di fama europea, che spiegherà come “tradurre” i risultati degli studi scientifici in termini accessibili per il malato.
“Talvolta ci chiediamo se valga la pena lavorare molte ore al giorno in condizioni di carenza strutturale – conclude la dott.ssa Varese -. Da qui l’importanza delle reti oncologiche regionali che rappresentano una concreta risposta in questo senso: sappiamo che il 50% dei casi di ‘burn out’ è dovuto proprio alla scarsa organizzazione aziendale. La concreta realizzazione di questi network su tutto il territorio potrebbe ridurre della metà i casi”. Al termine del convegno saranno realizzati un documento e un portale dedicati al progetto “Ne vale la pena?”, in cui potranno interagire cittadini, pazienti, clinici e familiari.