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Tumore del polmone: la combinazione pembrolizumab e chemioterapia migliora significativamente la sopravvivenza

Roma, 03-04-2019  – La combinazione di immunoterapia e chemioterapia è efficace nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso avanzato, con metastasi epatiche o cerebrali. Pembrolizumab in combinazione con la chemioterapia ha infatti ridotto il rischio di morte del 38% (HR = 0,62; IC 95%: 0,39-0,98) in pazienti con metastasi epatiche e del 59% (HR = 0,41; IC 95%: 0,24-0,67) in pazienti con metastasi cerebrali, rispetto alla chemioterapia da sola. Sono i principali risultati di un’analisi post-hoc dello studio di fase 3 KEYNOTE-189, che ha valutato pembrolizumab in combinazione con pemetrexed e cisplatino o carboplatino in pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso avanzato, indipendentemente dall’espressione tumorale di PD-L1 e senza mutazioni di EGFR o ALK, presentata al congresso annuale dell’American Association for Cancer Research in corso ad Atlanta (Georgia). Pembrolizumab in combinazione con la chemioterapia ha anche migliorato la sopravvivenza libera da progressione (PFS), con una riduzione del rischio di progressione o morte del 48% (HR = 0,52; IC 95%: 0,34-0,81) in pazienti con metastasi epatiche e del 58% (HR = 0,42; IC 95%: 0,27-0,67) in quelli con metastasi cerebrali, rispetto alla sola chemioterapia. “Nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule avanzato che presentano metastasi epatiche o cerebrali, la prognosi è sempre stata storicamente sfavorevole”, ha spiegato la dott.ssa Marina Garassino, responsabile della Struttura Semplice di Oncologia Medica Toraco Polmonare presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale di Tumori di Milano. “In questa analisi post-hoc, pembrolizumab in combinazione con la chemioterapia ha prodotto un beneficio di sopravvivenza globale e libera da progressione rispetto alla sola chemioterapia, indipendentemente dalla presenza di metastasi epatiche o cerebrali al momento dell’arruolamento. Questi risultati esplorativi sono in linea con i dati nella popolazione totale dello studio KEYNOTE-189”. Al Congresso AACR, durante la sessione plenaria e in conferenza stampa, saranno presentati anche i risultati di un’analisi aggregata degli studi di fase 2 KEYNOTE-158 e di fase 1b KEYNOTE-028 che hanno valutato pembrolizumab in pazienti con tumore del polmone a piccole cellule (SCLC) avanzato precedentemente trattati. I dati di questi studi sono a supporto della prima richiesta di approvazione di pembrolizumab nel SCLC negli Stati Uniti: la BLA (Biologics License Application) è stata accettata dalla FDA statunitense per una revisione prioritaria, con PDUFA (Prescription Drug User Fee Act) programmata il 17 giugno 2019. “Siamo lieti di condividere, al meeting annuale dell’AACR, questi importanti dati ottenuti dal nostro ampio programma di sviluppo clinico sul tumore del polmone, man mano che continuiamo a conoscere gli effetti di pembrolizumab in un sottogruppo di pazienti con tumore del polmone avanzato la cui malattia era considerata fino ad ora difficile da trattare”, ha affermato il dott. Jonathan Cheng, vice president, oncology clinical research, Merck Research Laboratories. Dati dei pazienti con metastasi epatiche o cerebrali inclusi nello studio KEYNOTE-189 KEYNOTE-189 è uno studio di fase 3, randomizzato, in doppio cieco, controllato vs placebo, che ha randomizzato 616 pazienti con NSCLC non squamoso metastatico non trattati precedentemente e ha valutato l’efficacia di pembrolizumab in combinazione con pemetrexed e cisplatino o carboplatino (n = 410), rispetto a pemetrexed e cisplatino o carboplatino da soli (n = 206). I pazienti non presentavano mutazioni di EGFR o ALK e non avevano ricevuto alcuna terapia sistemica precedente per la malattia avanzata. I due endpoint primari erano la sopravvivenza globale (OS) e la sopravvivenza libera da progressione (PFS); gli endpoint secondari includevano il tasso di risposta globale (ORR) e la durata della risposta (DOR). Nell’analisi primaria di KEYNOTE-189 presentata al congresso AACR 2018, che includeva pazienti indipendentemente dall’espressione di PD-L1, pembrolizumab in combinazione con la chemioterapia contenente pemetrexed e un derivato del platino ha prodotto un miglioramento significativo e clinicamente importante della OS (HR = 0,49; IC 95%: 0,38-0,64; p < 0,00001), dimezzando il rischio di morte rispetto alla chemioterapia da sola. Lo studio ha anche mostrato un significativo miglioramento della PFS rispetto alla sola chemioterapia (HR = 0,52; IC 95%: 0,43-0,64; p < 0,00001). L’obiettivo di questa analisi post-hoc era valutare l’efficacia di pembrolizumab in combinazione con la chemioterapia in pazienti con metastasi epatiche (16%; n = 66) o cerebrali (18%; n = 73) al basale. Il follow-up mediano di questa analisi era 18,7 mesi.