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Sovrappeso: in Italia interessa oltre 45% degli adulti

I CHILI DI TROPPO CAUSANO RISPETTIVAMENTE IL 3% E L’8% DEI TUMORI TRA GLI UOMINI E LE DONNE

Il grave eccesso di peso non può e non deve essere considerato un problema estetico. Provoca infatti l’insorgenza di tante gravi malattie tra cui il cancro. Ecco qualche dato che dimostra questo pericoloso collegamento. Secondo un report del World Cancer Research Fund International sono 11 le diverse neoplasie associate al sovrappeso. In Inghilterra il 17% i queste malattie sarebbe prevenibile attraverso un opportuno controllo del peso corporeo. In Europa è stato stimato che circa il 3,2% dei tumori negli uomini e l’8,6% nelle donne sarebbero attribuibili ai chili di troppo.

In Italia il problema è in crescita e attualmente interessa il 45% la popolazione adulta: 35,5% è in sovrappeso e il 10,4% obesa. Anche i dati registrati tra i giovanissimi non sono incoraggianti. I bambini italiani in sovrappeso sono il 20,9% e gli obesi sono il 9,8%. Tra questi ultimi i gravemente obesi ammontano al 2,2%. Le femmine in sovrappeso e obese sono rispettivamente il 21,2% e il 9,4% mentre i maschi sono il 20,7% e il 10,3%. Un obeso presenta un’aspettativa di vita mediamente ridotta di 10 anni. A determinare questa condizione ci sono anche fattori genetici, endocrini e metabolici. Tuttavia la causa principale rimane un’alimentazione scorretta associata ad stile di vita eccessivamente sedentario.

“Sono numeri francamente preoccupanti soprattutto se consideriamo che l’Italia è una delle patrie della dieta mediterranea – sottolinea il dott. Fabrizio Nicolis, Presidente della Fondazione AIOM -. Le abitudini a tavola, un tempo molto diverse tra Paese e Paese, stanno ora convergendo. Migliora l’alimentazione dei Paesi nordici e occidentali, ma peggiora in quelli dell’Europa del Sud, del Centro e dell’Est-Europa. Per combattere i chili di troppo bisogna ricominciare a seguire tutti i giorni la dieta tipica dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum”.

VERO O FALSO?

IL CONTROLLO REGOLARE DEI NEI CONTRIBUISCE A DIMINUIRE LA MORTALITÀ PER MELANOMA?

VERO! L’efficacia dei controlli dermatologici diffusi nella popolazione è stata dimostrata dal progetto SCREEN: dopo un periodo di due anni di intense campagne di informazione della popolazione sui fattori di rischio e sui segnali indicativi della malattia, più di 360mila cittadini tedeschi (il 20% degli adulti dello Schleswig-Holstein, nel Nord della Germania) sono stati sottoposti a controlli per un anno (2003–2004). Nel 2009, dopo un quinquennio dal termine del progetto, i tassi di mortalità per melanoma sono diminuiti del 48% e la percentuale di diagnosi in stadio iniziale è passata dal 52% al 64%. Sappiamo che quando il melanoma viene asportato in fase precoce con un semplice intervento chirurgico le possibilità di guarigione superano il 95%.

Il melanoma è un grave tumore della pelle che ha origine nei melanociti, le cellule dell’epidermide che producono e contengono un pigmento noto come melanina. Rappresenta solo il 4% di tutte le neoplasie della pelle ma è responsabile dell’80% dei decessi per cancro della cute. Considerato fino a pochi anni fa una neoplasia rara, oggi è in crescita costante in tutto il mondo.

La sua incidenza è cresciuta ad un ritmo superiore a qualsiasi altro tipo di tumore con incremento di circa il 30% negli ultimi 10 anni. Un paziente su cinque sviluppa la forma aggressiva e avanzata della malattia. Nell’ultimo trentennio negli Stati Uniti l’incidenza del melanoma è raddoppiata. I più elevati tassi d’incidenza si riscontrano in Australia, Nuova Zelanda e nei Paesi del Nord Europa. Come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo vengono diagnosticati circa 132.000 nuovi casi di questo tipo di cancro.

Il melanoma può presentarsi in qualsiasi parte del corpo. Il controllo dal dermatologo dei nei dovrebbe essere annuale in quanto la neoplasia ha caratteristiche uniche che sono d’aiuto nella diagnosi.

I NOSTRI CONSIGLI

Ecco come proteggere i bambini dagli acari della polvere

Le allergie respiratorie sono in forte crescita tra i giovani italiani e gli acari della polvere ne sono la causa principale. Ecco come  difendersi da questi parassiti:

1. Lavare a 60°C (a temperature più basse gli acari non muoiono) le lenzuola e federe del letto (ogni settimana), coperte (almeno ogni mese) coprimaterassi e copricuscino (una volta ogni due mesi).
2. Evitare l’uso di tappeti, moquette e tappezzeria alle pareti. E’ impossibile mantenere prive di allergeni questo tipo di pareti.
3.Sostituire i mobili imbottiti con arredi che non trattengono polvere e che siano facili da pulire con un panno umido
4. Usare per le pulizie domestiche un aspirapolvere dotato di un filtro adeguato che impedisca la dispersione dell’allergene nell’aria.
5. Attrezzare la cucina di una cappa aspirante collegata all’esterno e fornita di un filtro che deve essere pulito ogni due mesi. E’ utile la pulizia con vapore a 100°C che uccide gli acari e denatura l’allergene.

I SEGRETI DELL’ALIMENTAZIONE

Olio di semi VS. olio extravergine

Gli oli, siano essi di semi o extravergini, sono composti per il 99,9% da grasso: anche da un punto di vista calorico si equivalgono, dal momento che entrambi contengono 9 chilocalorie per grammo (1 cucchiaio = 90 kcal).

Le differenze sono evidenti invece per quanto riguarda il contenuto di vitamine e la qualità degli acidi grassi. Innanzitutto va chiarito che l’olio di semi può sostituire saltuariamente ma mai del tutto quello extravergine d’oliva, che ha altri pregi, come dimostra il suo ruolo principale nella tanto (giustamente) decantata dieta mediterranea: le molte vitamine da esso contenute e la sua composizione in acidi grassi lo rendono molto utile contro l’ossidazione.

Uno degli organi che più ne trae beneficio è il fegato, per via di un’alta digeribilità che aiuta la funzione gastrica, diminuendo il rischio di sviluppare un’ulcera duodenale e altre patologie. L’olio di semi ha anch’esso molti acidi grassi, tuttavia presenta una quantità minore di vitamine, fitosteroli, idrocarburi e composti fenolici. Inoltre costituisce un valore nutrizionale inferiore rispetto al “cugino”, essendogli poi da meno anche per quanto riguarda sapore e odore.