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Anziani a tavola, attenzione alle calorie consumate a tavola

LA DIETA AIUTA LA PREVENZIONE DEL CANCRO ANCHE DURANTE LA TERZA ETA’

Un’alimentazione adeguata è un ingrediente essenziale per conservare un buono stato di salute ad ogni età. Superati i 65 anni si verificano una serie di variazioni fisiologiche, come il rallentamento del metabolismo basale e la riduzione della muscolatura scheletrica, cui va aggiunto un più generale cambiamento dello stile di vita. Tutti questi cambiamenti riducono il fabbisogno energetico: dopo i 40 anni la necessità di calorie e proteine diminuisce progressivamente del 5% ogni decennio, sino ai 60 anni d’età; dai 60 ai 70 la riduzione è del 10%, e un ulteriore decremento del 10% avviene dopo i 70. Secondo i nutrizionisti, fino ai 74 anni gli uomini hanno bisogno di 1880-2250 calorie e le donne 1600-1880. Dopo i 75 il fabbisogno scende a rispettivamente a 1700-1950 e 1500-1750 calorie.

Una dieta equilibrata e il controllo del proprio peso sono due regole fondamentali contro il cancro. “La prevenzione oncologica non deve fermarsi mai, nemmeno durante la terza età – sottolinea il dott. Fabrizio Nicolis, Presidente di Fondazione AIOM -. La popolazione anziana è la più esposta alla possibilità di sviluppare un tumore. Ogni giorno in Italia 1.000 persone si ammalano di cancro e la metà di questi pazienti ha più di 70 anni. Il rischio di insorgenza della malattia negli over 65 è 40 volte più alto rispetto a chi ha una età fra i 20 e i 44 anni. L’alimentazione perfetta per la terza età è quella mediterranea perché ha numerosi effetti protettivi sull’organismo. Ha dimostrato che seguendola tutti i giorni, è in grado di ridurre del 10% la mortalità da cancro”.

La dieta giornaliera equilibrata per un over 65 deve prevedere almeno 5-6 porzioni di frutta e ortaggi. Sono delle preziose fonti di antiossidanti e aiutano a mantenere vivo l’organismo e allontanare l’invecchiamento. Via libera a carote, albicocche, spinaci e broccoli, cavoli e cavolfiori, verdura a foglia verde, ribes, kiwi, fragole, noci, cereali integrali e legumi.

Gli oncologi: "La guida del Santo Padre aiuta medici e malati ad affrontare il cancro”

LUNEDI' SCORSO IN VATICANO L’UDIENZA CON LA DELEGAZIONE DI RAPPRESENTANTI DI AIOM E FONDAZIONE AIOM

Gli oncologi di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e i rappresentanti di Fondazione AIOM hanno incontrato lunedì scorso Papa Francesco in Vaticano. L’udienza privata si è svolta in Sala Clementina. Presenti anche Monica Bertagnolli, presidente fino allo scorso giugno dell’ASCO (American Society of Clinical Oncology), la più prestigiosa società scientifica oncologica del mondo, e Josef Tabernero, presidente di ESMO (Società Europea di Oncologia Medica), a testimonianza del riconoscimento internazionale della ricerca oncologica svolta in Italia e dei rapporti che AIOM ha sviluppato con le altre società scientifiche oncologiche. Il Santo Padre nel suo discorso ha sottolineato l’importanza della prevenzione oncologica. “La migliore e più vera prevenzione è quella di un ambiente sano e di uno stile di vita rispettoso del corpo umano e delle sue leggi – ha sottolineato Papa Francesco -. Come sappiamo, questo dipende non solo dalle scelte individuali, ma anche dai luoghi in cui si vive che, soprattutto nei grandi centri, sottopongono il fisico a uno stress continuo per i ritmi di vita e l’esposizione ad agenti inquinanti. Questo riporta la nostra attenzione alla cura dell’ambiente naturale, la nostra casa comune a cui dobbiamo rispetto, perché rispetti a sua volta noi. La tutela dell’ambiente e la lotta contro i tumori diventano, allora, due facce di uno stesso problema, due aspetti complementari di una medesima battaglia di civiltà e di umanità”.

“La Sua guida – ha detto Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar, rivolgendosi a Papa Francesco – può aiutare noi medici a trovare ogni giorno il senso del nostro lavoro, che è l’offrire ai pazienti non solo il proprio sapere, l’esperienza, le conoscenze scientifiche, ma anche il supporto emotivo e spirituale. La cura dei malati ha bisogno di professionalità, ma anche di tenerezza, di gesti immediati e semplici, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è ‘caro’. La Sua guida può aiutare pazienti e familiari ad affrontare questa malattia che, sempre e qualunque sia il decorso, stravolge comunque la loro vita”. “La ringraziamo dal profondo del nostro cuore per il Suo impegno quotidiano nei confronti delle persone malate, delle persone che soffrono e delle persone che sono in difficoltà” ha sottolineato la presidente Gori.

ATTIVITA' FISICA

Lo sport di squadra migliora il benessere mentale dei bambini

I bambini che praticano uno sport di squadra già nei primi anni di scuola presentano indicatori di salute mentale maggiormente positivi rispetto ai coetanei. Sono in genere più ottimisti e soddisfatti. A consigliare questo tipo di attività sportiva è uno studio dell’Università canadese della Columbia Britannica, condotto da un’équipe diretta da Eva Oberle, docente di Sanità pubblica, su un campione di 10 mila ragazzini delle ultime classi delle elementari e dei primi anni delle medie. La ricerca è pubblicata sul ‘Journal of Youth and Adolescence’. Nel corso dell’indagine sono stati individuati differenti gruppi di bambini: quelli che non partecipano ad alcuna attività; quelli che partecipano a ogni tipo di attività; quelli che fanno soprattutto sport; quelli che fanno corsi individuali non sportivi (musica e altro). Tra tutti i gruppi, la salute mentale dei piccoli che fanno fa sport di squadra è risultata migliore con indicatori positivi più elevati e indicatori negativi (ansia e sintomi depressivi) minori. Ciò sembra dovuto al fatto che questo tipo di attività permette di sviluppare un forte sentimento di appartenenza con i propri compagni, favorendo il senso di sicurezza e l’autonomia

I NOSTRI CONSIGLI

L'amaro a fine pasto? Non fa digerire

Nei prossimi anni grazie ai gusci delle uova si potrà migliorare la crescita delle ossa nelle persone colpite da incidenti, tumori o che semplicemente hanno danni dovuti dall’invecchiamento. E’ questa la scoperta fatta da un team di scienziati dell’Università del Massachusetts a Lowell che hanno pubblicato lo studio sulla rivista scientifica Biomaterials Science. I ricercatori statunitensi hanno sviluppato una nuova tecnica per la riparazione dell’apparato osseo lesionato. I gusci vengono inseriti in una miscela di un idrogel che forma una sorta di telaio in miniatura per la crescita delle ossa in laboratorio: uno strumento che permetterebbe poi gli innesti direttamente nell’organismo. Le cellule ossee sono state prelevate dal corpo del paziente, introdotte in questa sostanza e quindi coltivate in un incubatore prima che il nuovo osso venga impiantato. La ricerca dimostra che quando le particelle di guscio d’uovo (che sono principalmente costituite da carbonato di calcio) vengono incorporate nella miscela di idrogel, aumentano la capacità delle cellule ossee di crescere e indurirsi. Ciò, potenzialmente, potrebbe accelerare la guarigione. Secondo Gulden Camci-Unal, una delle ricercatrici che ha condotto lo studio, poiché l’osso verrebbe generato da cellule prelevate dal paziente, la possibilità che il sistema immunitario dell’individuo rigetti il nuovo materiale sarebbe fortemente ridotta.