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Alimentazione e cancro: da Fondazione AIOM 5 regole per i pazienti

LA DIETA E’ UN ASPETTO SEMPRE PIU’ IMPORTANTE PER CHI STA COMBATTENDO CONTRO UN TUMORE

La malnutrizione è una dura realtà che interessa ben otto pazienti oncologici su dieci. “Quello della dieta prima, durante e dopo le cure oncologiche è un aspetto sempre più importante della lotta ai tumori – afferma il dott. Fabrizio Nicolis, Presidente Nazionale di Fondazione AIOM -. Secondo gli ultimi dati oggi nel nostro Paese sei persone su dieci, a cui viene diagnostica una neoplasia, riescono poi a sconfiggerla. Diventa quindi fondamentale concentrare la nostra attenzione alla qualità di vita del malato. E questa passa anche dalla tavola e dalla quantità e qualità del cibo assunto. Gli effetti collaterali delle terapie possono interessare l’apparato gastro-intestinale e impedire di conseguenza una buona nutrizione”. Ecco cinque regole che il paziente deve sempre seguire:

1. Mangiare sempre insieme al resto della tua famiglia: i pasti devo continuare ad essere un momento di convivialità tra i parenti
2. Cercare di consumare sempre cinque pasti al giorno: 3 principali (colazione, pranzo, cena) più due spuntini (a metà mattina e pomeriggio).
3. Prima di ogni pasto provare a fare una passeggiata, la camminata stimola l’appetito. Una volta a tavola mangiare lentamente, mastica bene e ricordati di riposare una volta finito a tavola.
4. Bere spremute o centrifughe di frutta e verdura (possibilmente) fresche e di stagione, anche durante il pranzo o la cena.
5. Se proprio non si riesce a mangiare nulla, e il problema persiste per più giorni, rivolgersi al medico curante: potrà consigliare di assumere un integratore alimentare.

Per questo Fondazione AIOM e AIOM promuovono Cooking Comfort, Care. E’ una campagna promossa da Fondazione AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica). L’obiettivo è favorire a 360 gradi una nuova e corretta dieta tra i pazienti oncologici ma anche il resto della popolazione italiana. In più vuole creare un’alimentazione per quelle persone che stanno combattendo contro un tumore particolarmente insidioso come quello al pancreas.

Lo sapevi che ...

LA FATIGUE INTERESSA FINO ALL’80% DEI MALATI DI CANCRO?

E’ un senso di sfinimento sia fisico che psichico, anche senza la comparsa di altri disturbi, è senz’altro l’effetto collaterale più frequente della chemioterapia. In molti casi ha inizio durante la somministrazione dei farmaci oppure subito dopo. Può essere particolarmente intensa nelle 36-48 ore che seguono la seduta di chemioterapia.

La fatigue può essere considerata parte integrante della sintomatologia causata dal tumore, come effetto collaterale delle terapie oncologiche e non oncologiche, oppure come espressione di uno stato depressivo. Molte sono le cause che provocano la fatigue nei malati di cancro. Alla base possono esserci anemia, disordini del metabolismo e infezioni, cui si sovrappongono fattori psicologici quali le inevitabili paure che la diagnosi di cancro porta con sé. Possono provocare la fatigue anche i trattamenti oncologici, dolori di varia natura e problemi alimentari (difficoltà a nutrirsi, diarrea, vomito, perdita di peso, anoressia), disturbi del sonno. Gli interventi farmacologici possono in qualche caso giovare (anche se purtroppo non esiste una terapia farmacologica efficace nel prevenire o nell’eliminare la fatigue), ma i migliori risultati si ottengono dalla combinazione delle terapie con un adeguato sostegno psicologico. Lo spazio per un intervento psicologico è un momento delicato e fonda la sua ragione d’essere nell’attenzione e nel rispetto dei bisogni della persona.

L’obiettivo di un intervento strutturato di supporto psicologico, rivolto al benessere globale e alla riabilitazione individuale e sociale, è di accompagnare la persona aiutandola ad affrontare i momenti più difficili e ad organizzare la propria vita quotidiana, gestendo meglio i disagi causati dalla fatigue

NEWS DALLA RICERCA

Fertilità: la marijuana può condizionarla in entrambi i sessi

Non solo fumo di sigaretta, grave eccesso di peso, età e alcune patologie. Anche il consumo di marijuana può condizionare la fertilità sia maschile che femminile. Tuttavia questo tema c’è scarsa informazione e pochi studi. E’ questo il messaggio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal (Cmaj), che segnala come “sarebbero necessarie ulteriori ricerche”. Innanzitutto, chiariscono gli autori della Western University, in Ontario, “tanto i medici che gli utilizzatori dovrebbero sapere che il principio attivo della marijuana, il tetraidrocannabinolo (THC), agisce sui recettori presenti nell’ipotalamo, nell’ipofisi e negli organi riproduttivi interni, sia nei maschi che nelle femmine”. Tra le, ancora poche, evidenze scientifiche attualmente disponibili in materia, uno studio apparso Sull’American Journal of Emiedmiology ha dimostrato, ad esempio, che fumare marijuana più di una volta alla settimana è associato ad una riduzione del 29% del numero di spermatozoi presenti nel liquido seminale. I problemi, inoltre, sono anche per ‘lei’.

ALIMENTAZIONE

Proteine? Non c’è solo la carne!

L’organismo non può fare a meno delle proteine, ma spesso si cade nell’errore di pensare che l’unico modo per farne scorta sia fare il pieno di carne, pesce, uova e latticini. In realtà il mondo vegetale offre numerose alternative a questi cibi, anche al di là dei legumi già da tempo indicati dagli esperti come una fonte adatta anche alle esigenze di vegetariani e vegani. Se, infatti, un etto di petto di pollo fornisce 22 grammi di proteine, una pari quantità di semi di girasole ne contiene 23,4. Seguono le mandorle con 21,1 grammi, la quinoa con 18,4, i fagioli di soia con 14, l’avena con 11 e l’avocado con 10.

La lista delle fonti vegetali di proteine non finisce però qui. Proseguendo in ordine di apporto proteico decrescente troviamo lenticchie, ceci, latte di soia, fagioli rossi, riso integrale, piselli surgelati, broccoli, cavolini di Bruxelles, cavolo riccio, spinaci, albicocche secche e barbabietola rossa. Variando all’interno di questa lista di alimenti, quindi, è possibile garantirsi un adeguato apporto di proteine senza dover eccedere con il consumo di carne, un’abitudine che secondo gli esperti mette in serio pericolo la salute.