Newsletter

Tumori: “Italia al vertice in Europa nell’oncologia di precisione”

NEL NOSTRO PAESE SONO PIÙ DI 100 I CENTRI CERTIFICATI ACCREDITATI PER L’ESECUZIONE DEI TEST MOLECOLARI

Sono più di 100 i centri certificati nel nostro Paese accreditati per l’esecuzione dei test molecolari, esami che permettono di individuare in anticipo la cura adatta a ogni paziente colpito da tumore. L’Italia è al vertice a livello europeo nell’oncologia di precisione, proprio grazie alla rete nazionale per i test bio-molecolari istituita da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e SIAPEC-IAP (Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica). Un network unico in Europa: dal risultato di questi test dipende la scelta del trattamento più efficace, evitando ai pazienti inutili tossicità e consentendo risparmi per il sistema sanitario. I test molecolari oggi sono utilizzati nelle tre neoplasie più frequenti, quelle della mammella (52.800 nuovi casi in Italia nel 2018), del colon-retto (51.300) e del polmone (41.500), oltre che nel melanoma (13.300) e nel tumore dello stomaco (12.700). Alle nuove frontiere nella lotta al cancro AIOM ha dedicato il convegno nazionale “2019 AIOM review: from Chicago to Verona”, che si è svolto nelle scorse settimane nel capoluogo veneto.

“L’oncologia di precisione è stata al centro del più importante congresso mondiale di oncologia medica (ASCO, American Society of Clinical Oncology), che si è svolto recentemente a Chicago con un titolo significativo: ‘Caring for every patient, learning from every patient’ (Curare ogni paziente, imparare da ogni paziente) – spiega Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM -. AIOM ha costruito, in collaborazione con altre società scientifiche, un programma di verifica della qualità dei laboratori che eseguono test di patologia molecolare in linea con gli standard europei. I controlli di qualità sono infatti realizzati utilizzando criteri organizzativi e di valutazione concordati con altre società scientifiche europee. I risultati hanno mostrato che i laboratori italiani eseguono test molecolari con un ottimo livello di qualità, come testimoniato dalla elevata percentuale di laboratori che superano i controlli. Per rispondere all’obiettivo dell’appropriatezza, la nostra società scientifica, oltre ai test, mette in campo molti strumenti: dal Libro Bianco dell’Oncologia Italiana, alle raccomandazioni cliniche e metodologiche, alle 37 Linee Guida, alle Raccomandazioni sull’implementazione del test BRCA nelle pazienti con carcinoma ovarico, fino al volume sui ‘Numeri del cancro in Italia’”

Lo sapevi che..

L’UMANIZZAZIONE DELLE CURE ONCOLOGICHE MIGLIORA FINO AL 25% LA QUALITA’ DI VITA DEI PAZIENTI

L’umanizzazione delle cure contro il cancro negli ospedali italiani è diventato un esempio da seguire nel resto del mondo. Con un incremento degli interventi psico-sociali nei reparti di oncologia, è infatti possibile migliorare dal 10% al 25% la qualità di vita dei pazienti colpiti da tumore. Per la prima volta un progetto scientifico, tutto italiano, ha dimostrato e quantificato i benefici dell’umanizzazione delle cure destinante a chi sta affrontando il cancro. Si chiama HuCare-2 e i principali risultati sono stati presentati durante la sessione orale dell’ultimo Congresso della American Society of Clinical Oncology (ASCO.

Il progetto è promosso e fortemente sostenuto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e da MEDeA Medicina e Arte onlus (associazione di volontariato di Cremona). Ha coinvolto in totale 772 pazienti di 15 diversi reparti oncologici italiani, equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale. “L’obiettivo principale che si siamo posti è fare in modo che i reparti oncologici introducano una serie di interventi psicosociali che migliorano la salute e la qualità di vita dei malati, contrastare l’ansia e la depressione che interessano circa il 70% dei pazienti oncologici e, in maniera, grave oltre un terzo dei malati – afferma Rodolfo Passalacqua, responsabile scientifico di HuCare e Direttore dell’Oncologia di Cremona -. Si tratta di disturbi seri, che possono impattare negativamente sulla risposta del malato alle cure. Gli oncologi e, più in generale, tutto il personale medico-sanitario devono sempre più saper affrontare queste situazioni critiche. Abbiamo quindi, come AIOM, avviato per questo progetto circa 25 corsi specifici che hanno coinvolto in totale 392 tra medici e infermieri. Attraverso il progetto HuCare vogliamo soprattutto creare percorsi comuni e condivisi sia per i camici bianchi che per i pazienti. E’ infatti fondamentale riuscire a uniformare gli interventi di psicologia oncologica o di comunicazione tra medico-paziente. In questo modo, l’assistenza risulta più efficace e migliorano anche le condizioni generale di salute così come hanno dimostrato i risultati estremamente interessanti che abbiamo ottenuto”.

AIOM ha fondato alcuni anni fa a Milano la prima Scuola di Umanizzazione in Oncologia in Europa: Scuola AIOM-HuCare. Con il progetto HuCare2e sono stati avviati nei reparti sei diversi interventi: la formazione di tutto lo staff clinico (medici e infermieri) per migliorare le capacità comunicative e relazionali; lo screening dei pazienti per misurare l’ansia e la depressione; lo screening dei bisogni sociali; l’assegnazione di un infermiere di riferimento a ogni paziente; l’utilizzo di una lista di domande per tutti i malati per favorire la comunicazione con il medico; un percorso strutturato per fornire a malati e care-giver informazioni in modo corretto.

NEWS DALLA RICERCA

Mielofibrosi: tassi di risposta del 30% con fedratinib

Presentata un’analisi aggiornata dei dati dello studio di fase 2 JAKARTA2 che mostrano tassi di risposta clinicamente significativi con febratinib, farmaco sperimentale (non autorizzato in Italia), in pazienti con mielofibrosi precedentemente trattati con ruxolitinib (farmaco autorizzato in Italia). Questa analisi aggiornata di febratinib ha utilizzato i principi di ‘intent-to-treat’ (ITT) e una definizione più stretta dei pazienti recidivati, refrattari o intolleranti a ruxolitinib. I risultati sono stati divulgati in una presentazione poster all’ultimo Congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago. Nella popolazione ITT (n = 97), la percentuale di pazienti che ha mostrato una riduzione del 35% o superiore del volume della milza alla fine del ciclo 6 era pari al 31% (IC 95%: 22-41). Di questi 97 pazienti, 79 (81%) rientravano tra i criteri più stretti di resistenza o intolleranza a ruxolitinib. In questa coorte, la percentuale di pazienti che ha mostrato una riduzione del 35% o superiore del volume della milza al ciclo 6 era pari al 30% (IC 95%: 21-42), in linea con il tasso di risposta osservato nella popolazione ITT. Inoltre, la percentuale di pazienti che ha manifestato un tasso di risposta nei sintomi del 50% o superiore era pari al 27% sia nella popolazione ITT (IC 95%: 18-37) che nei pazienti inclusi nell’analisi con criteri più stretti (IC 95%: 17-39). Le alterazioni ematologiche di grado 3-4 più frequenti sono risultate essere anemia (46%) e trombocitopenia (24%). Gli eventi avversi non ematologici più comuni correlati al trattamento in tutti i pazienti trattati sono stati diarrea (62%), nausea (56%), vomito (41%) e costipazione (21%).

PREVENZIONE

OMS: aumentata di 5,5 anni l’aspettativa di vita nel mondo

In tutto il Pianeta si vive più a lungo e con una migliore salute. Al tempo stesso però non si registrano più progressi per le morti sulla strada, il sovrappeso infantile, l’incidenza della malaria, il consumo di alcol e di acqua potabile sicura. Sono questi alcuni dei dati che emergono dalle Statistiche di salute mondiale 2019 pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS). Tra il 2000 e 2016 l’aspettativa di vita alla nascita della popolazione mondiale è aumentata di 5,5 anni, passando da 66,5 a 72 anni, così come è cresciuta anche l’aspettativa di vita in salute, passando da 58,5 a 63,3 anni. Dei 43 indicatori analizzati nel rapporto dell’OMS, sono stati rilevati dei miglioramenti per oltre la metà (56%). Tra questi una maggior assistenza da personale sanitario alla nascita e un calo delle morti materne da parto. Gli obiettivi globali di ridurre le morti neonatali e sotto i 5anni sono sulla buona strada, così come la bassa crescita infantile è in calo. Tuttavia si stima che 303 mila donne siano morte nel 2015 e 5,4 milioni di bambini con meno di 5 anni abbiano perso la vita nel 2017. Progressi sono stati registrati anche nel tasso di copertura vaccinale, mentre l’incidenza di malattie infettive, del fumo di tabacco, l’esposizione a fattori di rischio ambientale e la mortalità prematura da malattie non contagiose sono calati.

Continuano ad esserci però disparità tra paesi ricchi e poveri. L’aspettativa di vita alla nascita ad esempio è di 18,1 anni inferiore nei paesi a basso reddito, dove 1 donna su 41 muore per cause legate alla maternità, un terzo dei bambini ha un basso tasso di crescita a causa delle carenze nutrizionali, e un bambino su 15 muore prima dei 5 anni.