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Intervista a Paolo Marchetti, Direttore Oncologia Medica B Policlinico Umberto I di Roma

“L’80% DEI MALATI DI CANCRO NON HA MAI RICEVUTO UNA CONSULENZA NUTRIZIONALE”

L’alimentazione nella cura del cancro riveste un ruolo importante? 
Sì, perché lo stato nutrizionale può variare l’efficacia dei trattamenti. La malnutrizione determina delle modificazioni metaboliche e una minore capacità di resistenza alle terapie. Risulta più difficile, quindi, per l’oncologo somministrare dosi adeguate e rispettare i tempi, con una riduzione dell’efficacia del trattamento, della qualità della vita e delle chances di sopravvivenza per il paziente.

Il medico specialista deve quindi valutare anche questo aspetto?
Certo però questo non sempre avviene. I risultati di uno studio internazionale mostrano che l’oncologo, solo in un terzo dei casi, ha dato indicazioni nutrizionali ai pazienti colpite da tumore del seno. E solo la metà delle donne si è dichiarata soddisfatta del tipo di informazioni ricevute. Più in generale circa l’80% dei malati non ha mai ricevuto una consulenza nutrizionale.

Quale può essere una soluzione a questo problema?
La valutazione dello stato nutrizionale deve divenire un obbligo per l’oncologo, sancito da una legge. I risultati clinici sono molto forti ed è necessario che ci sia maggiore attenzione al tema non solo dalle Società Scientifiche ma anche da parte delle Associazioni di volontariato che assistono i malati.

Esiste un documento ufficiale sulla nutrizione dei pazienti oncologici?
Il Ministero della Salute, anche con la collaborazione di un gruppo di cui ho fatto parte, ha pubblicato le linee di indirizzo dei percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici, approvate in Conferenza Stato-Regioni il 14 dicembre 2017. È possibile trarre alcune conclusioni. L’importanza dello stato nutrizionale risulta decisiva, soprattutto nelle pazienti meno giovani. La misurazione non deve avvenire solo in stadio avanzato di malattia, ma anche in fase iniziale. La possibilità di guarire da una neoplasia può essere compromessa anche da un cattivo stato nutrizionale.

Lo sapevi...

IN ITALIA, IN OTTO ANNI, E' AUMENTATO DEL 29% IL NUMERO DI PAZIENTI GUARITI DAL CANCRO ?

I pazienti “guariti” dal cancro in Italia sono aumentati del 29% in otto anni: erano 704.648 nel 2010, sono diventati 909.514 nel 2018. Passi in avanti importanti, a cui hanno offerto un contributo decisivo la diagnosi precoce grazie agli screening, i miglioramenti a livello organizzativo (Reti Oncologiche Regionali), i progressi diagnostici (in ambito di caratterizzazione biomolecolare), chirurgici, radioterapici e le terapie con farmaci innovativi. Ma la spesa per i farmaci anticancro nel nostro Paese è in costante crescita ed è passata da 3,3 miliardi di euro nel 2012 a più di 5 miliardi (5.063 milioni) nel 2017. Per continuare a garantire a tutti le terapie migliori, è fondamentale che venga confermato il Fondo per i farmaci oncologici innovativi, istituito nel 2016 per un triennio e pari a 500 milioni di euro all’anno. E’ questo l’appello dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) lanciato in occasione dell’ultimo congresso ASCO (American Society of Clinical Oncology).  “Il Fondo è in scadenza a fine anno, chiediamo alle Istituzioni il rinnovo di questa fonte di risorse dedicate oppure provvedimenti che comunque permettano di poter trattare in maniera adeguata i nostri pazienti – afferma Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. L’alto livello dell’assistenza oncologica in Italia è dimostrato dai numeri: in dieci anni (2006 – 2016), la mortalità è diminuita del 24% fra gli uomini e del 12% fra le donne. Un risultato a cui ha contributo anche l’innovazione, in particolare l’oncologia di precisione. Perché il paziente possa ricevere una terapia di precisione sono necessarie una diagnosi accurata e una definizione del profilo molecolare della malattia con test specifici: diventa cioè necessario verificare che il tumore di quel paziente venga sottoposto a valutazione biomolecolare e che il paziente riceva, nel caso di test molecolare positivo, la terapia indicata. Si amplia così il concetto di appropriatezza diagnostico-prescrittiva che permette, attraverso una selezione adeguata del paziente, di evitare che i farmaci ad alto costo vengano prescritti in maniera non adeguata, evitando trattamenti inutili ai pazienti e, nel contempo, ottenendo risparmi notevoli per il sistema sanitario nazionale”.

Dal canto suo il Ministro della Salute Giulia Grillo ha dichiarato: “Il Fondo per i farmaci oncologici innovativi sarà rifinanziato. I pazienti sappiano che il ministro della Salute è il loro primo alleato. Il ministero intende mettere a disposizione tutte le possibilità terapeutiche realmente innovative nel più breve tempo possibile a tutti i pazienti che ne necessitano. L’articolo 393 prevede che una quota del Fondo sanitario nazionale venga messa a disposizione dei medicinali innovativi e innovativi oncologici – ha concluso Grillo -. Nessuno ha messo in discussione questo finanziamento anche per il 2019 e per il successivo triennio”.

PREVENZIONE

ISS: 3 italiani su 10 sostengono di non godere di buona salute

Lo stato di salute e gli stili di vita sembrano influenzati anche dai fattori socio-economici. Il 30% degli italiani sostiene di non godere di buona salute. Tra persone con difficoltà economiche, la percentuale sale al 43% e scende al 23% fra i più abbienti. Questi dati sono contenuti nel rapporto, Sorveglianza PASSI nel quadriennio 2015-2018, stilato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Fra le persone socialmente vulnerabili per difficoltà economiche o bassa istruzione risulta anche maggiore la frequenza a comportamenti scorretti come l’abitudine al tabagismo, la sedentarietà, lo scarso consumo di frutta e verdura, l’obesità o condizioni di rischio cardiovascolare come il diabete o l’ipertensione. Fra le persone con molte difficoltà economiche il 34% fuma (vs 22% di chi non ha difficoltà economiche), il 46% è sedentario (vs 28%), il 9% consuma almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno (five a day), come raccomandato per una corretta e sana alimentazione (vs 11%); l’8% riferisce una diagnosi di diabete (vs il 3%), il 25% una diagnosi di ipertensione (vs il 18%). Analoghe sono le differenze per istruzione: fuma il 24% delle persone con bassa istruzione (vs 19% dei laureati), il 50% è sedentario (vs 26%), il 25% obeso (vs 6%) E il 9% aderisce al five a day (vs 12%).

ATTIVITA' FISICA

Ecco la giusta dose da praticare a tutte le età!

Lo sapevate che grazie ad un po’ di movimento fisico è possibile prevenire fino a 40 malattie croniche che colpiscono il corpo e la mente? L’attività fisica è infatti la migliore medicina preventiva un vero e proprio ‘farmaco’. Però per esser efficace deve seguire dei dosaggi precisi. L’età rappresenta senz’altro il primo criterio da valutare per una giusta somministrazione dell’esercizio.  Ecco quali sono quali sono le giuste dosi di movimento:

• da 5 a 17 anni: L’attività fisica è fondamentale in questa età: bisognerebbe praticarne come minimo 60 minuti al giorno, concentrandosi 3 giorni a settimana su attività intense per rafforzare muscoli e ossa (sport agonistico, ma anche una partita di calcio, basket, pallavolo, tennis)

• da 18 a 64 anni: Servono almeno 150 minuti a settimana di attività moderata (ad esempio mezz’ora di corsa per 5 giorni) oppure 75 minuti di attività intensa (come 2 allenamenti di calcio a settimana). In ogni caso, almeno 2 volte alla settimana bisognerebbe concentrarsi sulla muscolatura, con sport intensi o esercizi aerobici.

• Dopo i 65 anni: Per prevenire il declino fisico e cognitivo, oltre che cadute e osteoporosi, occorre praticare esercizi di rafforzamento muscolare moderato almeno 3 volte a settimana.