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Solo la meta’ delle italiane esegue regolarmente la mammografia

LA SOPRAVVIVENZA E' IN CRESCITA MA LA PATOLOGIA NON VA SOTTOVALUTATA

Ancora troppo poche italiane aderiscono ai programmi di screening per il tumore del seno. Solo il 56% delle donne ha eseguito la mammografia, l’esame salvavita in grado di diagnosticare precocemente la malattia. Un fenomeno che preoccupa perchè la neoplasia ogni anno provoca ancora oltre 12mila decessi. Da qui l’appello degli oncologi affinché tutte le italiane si sottopongano una volta ogni due anni al test gratuito organizzato dalle Aziende Sanitarie locali. “Lo screening nelle donne anni ha contribuito in maniera determinante a ridurre la mortalità per cancro del seno nell’ultimo ventennio, con una diminuzione costante e statisticamente significativa (-1,9% anno) – spiega Stefania Gori, presidente Associazione Italiana di Oncologia Medica –. E il test, attualmente raccomandato con cadenza biennale alle donne fra i 50 e i 69 anni, dovrebbe essere esteso fino a 74 anni. Oggi solo alcune Regioni hanno ampliato in maniera strutturata la fascia d’età da coinvolgere”. Sul fronte dei trattamenti si riscontrano continui successi. “Le nuove terapie hanno migliorato la sopravvivenza e presentano tossicità più contenute –  aggiunge il prof. Sabino De Placido, Direttore dell’Oncologia Medica dell’Università Federico II di Napoli -. Ciò è avvenuto anche per il carcinoma mammario triplo negativo metastatico, uno specifico sottotipo di malattia che è particolarmente difficile da trattare. Gli specialisti e i pazienti avevano a disposizione, fino a qualche anno fa, solo poche alternative alla chemioterapia tradizionale. Nab paclitaxel, un farmaco che sfrutta le nanotecnologie, ha dimostrato di essere efficace e di aumentare la sopravvivenza globale. Possiede una meccanismo di trasporto innovativo in grado di superare la barriera stromale del cancro. Nuove evidenze cliniche stanno emergendo anche sull’associazione tra Nab paclitaxel e immunoterapici sempre per il trattamento dei casi più gravi della patologia”.

Vero o falso?

È POSSIBILE RIFIUTARE LA CHEMIOTERAPIA?

La legge italiana riconosce al paziente adulto, in grado di intendere e di volere, il diritto di rifiutare le cure, inclusa quindi la chemioterapia. Nel rispetto delle scelte del paziente, i clinici però devono lavorare per fornire corrette informazioni, sapendo ascoltare i bisogni, le speranze e le paure del malato. Ed è compito di una società scientifica come AIOM sensibilizzare tutti i cittadini: in molti casi, sia per la disponibilità di farmaci chemioterapici diversi, sia per il miglioramento delle terapie di supporto, la chemioterapia non è più quella di 30 anni fa e non deve più fare paura. L’attrazione per le cosiddette terapie “non convenzionali” è alimentata dal dolore e dalla disperazione causati dalla diagnosi di malattia e chi promuove queste teorie sfrutta la speranza dei malati e dei loro familiari. È importante trasmettere ai cittadini un messaggio fondamentale: i casi in cui un oncologo raccomanda una chemioterapia sono quelli in cui la possibilità di guarire o di bloccare il tumore è ritenuta maggiore rispetto al rischio degli effetti indesiderati che la terapia può causare.

In generale, la sperimentazione di molecole anti-cancro sempre più specifiche e selettive per le cellule tumorali ha infatti ridotto l’azione negativa sulle cellule sane, facendo pendere la bilancia costi-benefici sempre più dalla parte di questi ultimi. Naturalmente, la chemioterapia rimane un trattamento potenzialmente associato a effetti collaterali anche severi, e quindi è l’oncologo a giudicare se la situazione clinica del paziente consente di prendere in considerazione la chemioterapia, scegliendo i farmaci e le dosi che ritiene più appropriati al singolo paziente.

Alcuni pazienti purtroppo mantengono sulla chemioterapia impressioni e idee che appartengono al passato. Oggi in realtà la chemioterapia è cambiata ed è più “dolce”, perché in molti casi si basa su farmaci più efficaci e meno tossici rispetto a quelli utilizzati fino ad alcuni anni fa, anche se va sottolineato che il trattamento chemioterapico rimane associato al rischio di importanti effetti collaterali.

ALIMENTAZIONE

Cibo integrale, ecco tutti gli effetti protettivi

La presenza di cibi integrali ricchi di nutrienti anti antiossidanti è una caratteristica tipica della dieta mediterranea. Questi alimenti sono in grado di stabilizzare la glicemia e il colesterolo e di ridurre l’estradiolo (ormone estrogeno). Sulla nostra tavola non devono mai mancare grano, riso, avena, orzo, mais e le loro farine integrali, apportano cellulosa, vitamine B e minerali (selenio e ferro). Una sana dieta è fondamentale per la salute, durante tutte le età della vita. La corretta assunzione di alimenti, associata ad uno stile di vita attivo e senza eccessi, costituisce la base della prevenzione di moltissime gravi malattie. Una dieta per essere bilanciata deve prevedere il più possibile la varietà e alternanza dei principali alimenti. Quella universalmente considerata la più salutare è proprio quella mediterranea

PREVENZIONE

Alcol: bere durante l’adolescenza modifica la crescita dei neuroni

Bere troppo alcol durante l’adolescenza può avere conseguenze negative sulla salute. E il vizio risulta in crescita tra gli italiani. Tra i vari effetti è stato dimostrato come questo stile di vita possa modificare la forma dei neuroni. Un team di ricercatori texani ha analizzato in uno studio l’impatto, sulle cellule cerebrali e sul comportamento, dell’esposizione continuativa e intermittente all’alcol durante l’adolescenza. Gli under 18 sono più vulnerabili alle dipendenze e le conseguenze possono essere dannose anche per gli anni a venire. Gli scienziati americani hanno condotto due test in topi maschi adulti dopo l’esposizione all’alcool durante l’adolescenza o l’età adulta. Ne è emerso che l’esposizione cronica all’alcool nell’adolescenza ha prodotto alterazioni significative e persistenti nella densità spinale dendritica dei neuroni presenti della corteccia infralimbica e nelle regioni basilaterali dell’amigdala. Inoltre questi cambiamenti erano accompagnati da alterazioni comportamentali.