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Dalla dieta un aiuto per il benessere e l'ambiente

Dalla dieta un aiuto per il benessere e l'ambiente

E' QUANTO SOSTIENE UNO STUDIO DELLA FAO, DEL CLIMATE NETWORK FOOD RESEARCH E DELL'UNIVERSITA' DI OXFORD

La tua dieta quotidiana non influisce solo sul tuo benessere ma anche sull’intero pianeta. E’ questa la principale conclusione di uno studio condotto nel 2016 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), dal Climate Network Food Research (FCRN) e dall’Università di Oxford.
“Un numero crescente di persone comincia a rendersi conto che le diete ricche di cereali integrali, di legumi, di frutta e verdura – con un consumo ridotto di carne e quantità minori di cibi ad alto contenuto di grassi e ricchi di zuccheri – sono buone per il nostro corpo.  E’ anche ampiamente dimostrato che tali diete hanno un impatto ambientale molto più basso rispetto a modelli alimentari insalubri e insostenibili, oggi sempre più diffusi”, spiega Carlos Gonzales-Fischer del FCRN, uno degli autori principali del rapporto. “Quindi, mangiando bene per la nostra salute personale, stiamo anche comportandoci bene nei confronti del pianeta – in sostanza, è una situazione in cui tutti ci guadagnano”. Dal riso integrale, per esempio, è possibile attraverso un particolare processo di germogliazione, ottenere chicchi integrali con al loro interno tutti gli elementi nutritivi e vitali. Questi quindi non vengono dispersi durante la lavorazione ma sono integralmente presenti anche nel prodotto finale. Si tratta di un alimento a basso impatto ambientale ed inoltre un vero e proprio toccasana per la salute.
“Con i nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e l’Accordo sul clima di Parigi, la comunità internazionale ha con forza messo la sostenibilità al centro della pianificazione e del processo decisionale”, aggiunge Anna Lartey, Direttrice della Divisione FAO “Sistemi Nutritivi e Alimentari”. “In particolare il secondo degli obiettivi di sviluppo stabilisce un chiaro nesso tra le esigenze di una sana alimentazione e un’agricoltura sostenibile – ed è il momento che le linee guida dietetiche riflettano questo legame”.

POLITICA SANITARIA

I reumatologi: "Chiediamo un fondo nazionale per i farmaci biologici"

Creare una rete reumatologica in tutte le regioni per garantire l’assistenza migliore possibile ai malati reumatici e istituire, al più presto, un apposito fondo nazionale per i farmaci biologici in reumatologia. E’ questa la richiesta avanzata dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR). “Le oltre 150 malattie reumatiche colpiscono cinque milioni di italiani – afferma il prof. Mauro Galeazzi Presidente Nazionale della SIR -. Si tratta di numeri importanti, è quindi indispensabile che le Istituzioni, il Ministero della Salute, l’Agenzia Italiana del Farmaco e le Regioni comprendano quanto siano fondamentali i farmaci biologici nel trattamento di alcune di queste. Garantiscono, infatti, una buona qualità di vita e quasi sempre consentono ai malati di tornare ad una esistenza normale. Le complicanze legate al lupus eritematoso per esempio si sono ridotte in modo importante. Lo stesso vale anche per l’artrite reumatoide (AR) e per tutte le artriti croniche infiammatorie che, nel loro insieme, interessano circa 450mila italiani. A fine anni 90, infatti, un paziente affetto da AR aveva un’aspettativa di vita di dieci anni in meno rispetto alla popolazione generale. Oggi invece è assolutamente identica”.

Il nostro Paese, purtroppo, risulta al terzultimo posto in Europa per la prescrizione di farmaci biologici in ambito reumatologico. “Queste cure che in Italia hanno mediamente il prezzo più basso di tutto il Vecchio Continente – aggiunge il prof. Galeazzi – hanno drasticamente ridotto il numero dei ricoveri ospedalieri che ormai sono quasi inesistenti. E inoltre permettono di abbattere anche i costi legati alle assenze dal lavoro e alle pensioni di invalidità. L’artrite reumatoide, invece da sola, implica costi sociali per oltre 3 miliardi di euro l’anno. I guadagni e i risparmi che possiamo ottenere, sia per i singoli pazienti che per l’intera collettività, sono impressionanti. E’ perciò fondamentale che queste terapie innovative siano utilizzate da tutti i reumatologi, ovviamente sempre rispettando i criteri di appropriatezza. Tuttavia oggi assistiamo a continui inviti, da parte degli assessori regionali e dei direttori generali delle aziende sanitarie, a un contenimento dei costi legati ai farmaci biologici”. “Un fondo per le cure ma anche una grande attenzione alla prevenzione” aggiunge il Presidente SIR -.

PICCOLI CONSIGLI

L'aperitivo è un crimine? Non sempre

Con la bella stagione è facile cadere nella tentazione dello spuntino per eccellenza: l’aperitivo, soprattutto se fatto all’aperto. E anche se spesso è criticato per la qualità e la quantità dei cibi sui quali ci si butta con foga eccessiva, non è per forza un “crimine nutrizionale”: come ha rivelato una recente ricerca, se fatto con equilibrio può aiutare a spezzare l’appetito e ad avere un maggiore controllo sulle porzioni. L’assunzione frequente di cibo nell’arco della giornata, infatti, è fondamentale per regolare la quantità assunta ad ogni pasto, ma va considerato l’apporto calorico totale e l’equilibrio nutrizionale giornaliero. In quest’ottica l’aperitivo, non troppo vicino ai pasti, può essere un modo per spezzare il lungo pomeriggio. Certo non deve essere un’abitudine, ma un paio di volte a settimana lo si può gustare  in sostituzione alla classica merenda.

BENEFICI DELL'ATTIVITA' FISICA

Vita in movimento: e la pelle ringiovanisce di 20 anni

Si dice che l’attività fisica mantenga più giovane l’organismo. Adesso si scopre che il movimento riporterebbe indietro le lancette del tempo ringiovanendo la pelle di 20 anni, e che i benefici si apprezzano anche se si comincia a fare sport dopo i 40 o dopo i 65 anni di età. Responsabili dell’effetto lifting sarebbero le miochine, sostanze prodotte dai muscoli durante l’attività fisica. Lo sostengono i ricercatori canadesi, che hanno presentato i risultati di una ricerca al congresso annuale dell’American Medical Society of Sports Medicine. Dopo 3 mesi di allenamento le biopsie degli sportivi mostravano una pelle più sana e spessa, protetta, più giovane anche di 20 anni rispetto alle altre. I ricercatori hanno sottolineato, inoltre, come sia stato riscontrato un sensibile incremento di miochine nella pelle degli sportivi. “Sono sostanze prodotte dai muscoli durante il movimento – hanno spiegato – e  possono essere coinvolte nel miglioramento del tessuto cutaneo connesso con il movimento”.