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Intervista a a Pierosandro Tagliaferri Direttore UO di Oncologia Medica all'Università di Catanzaro

“IN ITALIA PREOCCUPA L’ABBANDONO DELL’ALIMENTAZIONE SANA”

Professore, il tumore del pancreas può essere sconfitto?
E’ una neoplasia molto insidiosa per la quale non abbiamo ancora ottenuto i risultati positivi riscontrati invece in altre patologie oncologiche. La sopravvivenza a cinque anni è solo dell’8%. Aumentare le chances dei pazienti è un compito che spetta ai vari professionisti sanitari che trattano la malattia: dall’oncologo al chirurgo, dal medico di medicina generale al palliativista. Ma noi camici bianchi abbiamo bisogno anche del sostegno della società civile.

Come per tutti i casi di cancro in quello del pancreas gli stili di vita rivestono un ruolo importante?
Sì, e la prevenzione oncologica risulta strettamente collegata anche alla fragilità della società. Per esempio la Regione dove io lavoro, la Calabria, presenta il PIL più basso di tutta l’Italia. Questo fattore economico influisce anche sul alcuni comportamenti pericolosi per la salute come il fumo, l’abuso di alcol o la tendenza alla sedentarietà.

E questo vale anche la dieta?
In Italia preoccupa soprattutto l’abbandono di una dieta sana ed equilibrata come quella mediterranea per passare ad altri modelli alimentari. Sempre in Calabria, per esempio, solo il 4% della popolazione adulta consuma le cinque porzioni di frutta e verdura raccomandate dagli specialisti. Dobbiamo quindi ribadire sempre di come possiamo anche a tavola prevenire il cancro. Un’alimentazione sana svolge un ruolo fondamentale come in tutti i tumori dell’apparato digerente. E non solo: è responsabile di circa un terzo di tutte le neoplasie.

Nelle campagne educazionali è necessario coinvolgere anche gli anziani?
E’ dimostrato scientificamente come non sia mai troppo tardi per iniziare a seguire le regole del benessere. E’ questo vale soprattutto in un Paese come il nostro dove gli over-65 sono oggi 13,5 milioni e rappresentano il 22% dell’intera popolazione.

Lo sapevi che…

TROPPI GRASSI NELLA DIETA AUMENTANO DEL 24% LE RECIDIVE DI TUMORE DEL SENO?

Una dieta troppo ricca di grassi aumenta fino al 24% il rischio di recidiva del tumore della mammella. È dimostrato il ruolo degli stili di vita sani nella cosiddetta prevenzione terziaria, che mira a evitare il ritorno della malattia. Bastano 150 minuti di attività fisica a settimana (ad esempio camminata veloce o giardinaggio) per ridurre del 25% la mortalità per tumore della mammella nelle pazienti che hanno già ricevuto la diagnosi rispetto alle sedentarie. E ingrassare di 5 Kg può incrementare fino al 13% la mortalità per la neoplasia. Attenzione anche al fumo di sigaretta. Le donne che hanno abbandonato questa pericolosa abitudine ma che in passato hanno fumato da 20 a 35 sigarette presentano un rischio di ricomparsa di carcinoma della mammella del 22%, del 37% per le fumatrici di più di 35 sigarette e, addirittura, del 41% per coloro che non hanno mai smesso.

“Oggi sempre più donne sconfiggono la malattia, in Italia in quindici anni le percentuali di guarigione sono cresciute di circa il 6%, passando dall’81 all’87 per cento – afferma Stefania Gori, presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Pazienti che si lasciano la malattia alle spalle e tornano alla vita di prima, spesso senza abbandonare i comportamenti scorretti, dal fumo, alla sedentarietà fino alla dieta sbagliata. Infatti solo l’11% delle donne guarite incrementa l’attività fisica, appena il 15% sceglie una dieta più sana”. “Nel 2018 nel nostro Paese sono stati stimati 52.800 nuovi casi di questa neoplasia, in assoluto la più frequente – spiega la presidente Gori -. E circa 800mila donne vivono dopo la diagnosi. Serve più impegno nella prevenzione terziaria. Da un lato più della metà degli oncologi non parla con le pazienti di questi aspetti, dall’altro i cittadini hanno scarsa consapevolezza dell’importanza degli stili di vita corretti”. “Abbiamo molte armi a disposizione per combattere la malattia, dalla chemioterapia all’ormonoterapia alle terapie target fino all’immunoterapia – spiega la Presidente Gori -.  Nei tumori HER2-positivi, grazie alla presenza di terapie mirate che interferiscono specificamente bloccando il recettore HER2 e che sono utilizzate sia nelle forme iniziali non metastatiche sia nelle forme metastatiche, è cambiato radicalmente il decorso clinico. Nelle forme metastatiche, i farmaci anti-HER2, associati alla chemioterapia o all’ormonoterapia, determinano una sopravvivenza delle pazienti molto più lunga che in passato. E si sono registrati continui progressi. Infatti, mentre agli inizi degli anni Duemila il 50% delle pazienti metastatiche con tumori HER2-positivi sopravviveva oltre 25 mesi con la somministrazione di chemioterapia associata ad un solo anticorpo anti-HER2, oggi i risultati delle sperimentazioni cliniche ci dicono che il 50% delle pazienti metastatiche sopravvive oltre i 4 anni”.

NEWS DAL MONDO

EUROSTAT: donne più longeve ma con più acciacchi

Le donne vivono più a lungo degli uomini: in media 5,4 anni in più. Ma la percentuale di anni vissuti in buona salute e senza particolari limitazioni è più bassa per il sesso femminile: 76,8% contro 81,2%. È questo il quadro descritto dall’Eurostat. Andando ai dati assoluti l’aspettativa media di vita alla nascita di una donna europea nel 2016 era di 83,6 anni e quella degli uomini di 78,2 anni ma se si va a contare gli anni che donne e uomini possono sperare di vivere senza limitazioni e con una salute accettabile vediamo che la forbice si restringe con un totale di 64,2 anni in buona salute per le donne e 63,5 anni per gli uomini. In questo scenario l’Italia è quinta in Europa per aspettativa di vita in buona salute degli uomini – che vivono l’83,4% della propria vita in buona salute – dopo Svezia, Norvegia, Islanda e Malta, ma terza nell’Ue 28 (Norvegia e Islanda non ne fanno parte, mentre è ottava per le donne – vivono il 78,5% dei loro anni in buona salute – dopo Svezia, Malta, Irlanda, Cipro, Norvegia, Bulgaria e Germania (settima nell’Ue 28). Sempre comunque sopra la media Ue.

PREVENZIONE

La ginnastica al mattino fa bene all’organismo

Se fare sport la sera tardi è sconsigliato per le interferenze che determina sul sonno, fare sport al mattino è invece fortemente caldeggiato, soprattutto prima della colazione. La teoria non è completamente nuova ma trova ora una conferma ulteriore in uno studio condotto dall’Istituto Universitario di Scienze Mediche e cardiovascolari dell’Università di Glasgow su dieci persone in sovrappeso. Il dato che ha sorpreso gli studiosi è stata la netta differenza fra chi il movimento lo aveva fatto prima e dopo la colazione, con un 33% di consumo energetico in più da parte di chi aveva camminato prima di mangiare. La spiegazione è immediata: il corpo sottoposto ad attività fisica a digiuno va a intaccare le scorte di zuccheri ma soprattutto di grassi, questi ultimi i veri responsabili del “peso”.

Non solo. Chi fa attività fisica prima di mangiare è sicuro di avere a disposizione tutto l’ossigeno necessario per far lavorare al meglio il corpo, mentre chi si muove dopo mangiato rischia di interferire con il processo digestivo, sottoponendo il corpo a uno stress anziché a un beneficio.