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Intervista a Paolo Marchetti, Presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata

“MALNUTRIZIONE SEMPRE PIU’ DIFFUSA TRA I PAZIENTI ONCOLOGICI”

La malnutrizione è un problema per il paziente oncologico?
Negli ultimi anni sono stati condotti diversi studi scientifici che hanno dimostrato come sia un fenomeno molto diffuso. E può determinare delle conseguenze cliniche molto pericolose. Diminuisce infatti la tollerabilità dei trattamenti e quindi anche la possibilità per il malato di essere curato nel migliore dei modi.

Anche nel tumore del pancreas si verificano questi problemi?
E’ un carcinoma molto grave e insidioso e che determina problemi di malnutrizione e conseguente perdita di peso nel 70% dei pazienti. La dieta svolge un ruolo fondamentale e per questo stiamo promuovendo il progetto Cooking, Comfort, Care. Vogliamo creare un’alimentazione gustosa sia per il malato che per il resto della sua famiglia.

Professore cos’è la medicina di precisione in oncologia?
Grazie alla ricerca medico-scientifica possiamo somministrare terapie sempre personalizzate e su misura del singolo paziente. Oggi abbiamo una conoscenza più approfondita, rispetto a soli pochi anni fa, del profilo metabolico e funzionale, a costi accessibili. Ciascuno di noi presenta piccole variazioni nella velocità di attivazione di alcuni enzimi, che sono coinvolti nel metabolismo dei farmaci. Queste contribuiscono alla differente risposta individuale a farmaci e terapie. Sono caratteristiche che un medico deve tenere in considerazione quando assiste un paziente.

Questo rende più difficile il lavoro dell’oncologo?
L’arrivo di tante e nuove cure anticancro ha reso la scelta terapeutica, che deve svolgere un oncologo, estremamente difficile e complessa. Uno scenario più ricco di possibilità innovative e nel quale sono aumentate le possibilità di guarigione. Proprio per questo i laboratori, dalla biochimica clinica alla genetica e alla anatomia patologica, devono sempre più diventare un luogo di supporto non solo alla diagnosi, ma anche alla condivisione di un indirizzo terapeutico dinamico e personalizzato.

Lo sapevi che…

È POSSIBILE LA SOMMINISTRAZIONE DELLA CHEMIOTERAPIA A CASA?

Un’adeguata scelta e gestione delle terapie oncologiche e, in particolare, della chemioterapia possono avvenire in oncologia medica, con operatori formati e costantemente aggiornati che conoscono strategie di cura, efficacia e tossicità dei farmaci e soprattutto il malato oncologico nella sua globalità. In alcuni casi la chemioterapia può essere somministrata sotto forma di compresse o capsule da assumere a casa, secondo rigorose istruzioni in merito all’orario e alla modalità di assunzione (es. a stomaco pieno o vuoto). Qualche volta i medici possono chemioterapia ritenere opportuno effettuare la prima somministrazione in ospedale, per verificare che non ci siano reazioni indesiderate, altrimenti ci si reca in ambulatorio solo per regolari controlli ed esami del sangue. La quantità di farmaci consegnata è sufficiente per un ciclo completo di trattamento e deve essere assunta rispettando scrupolosamente la prescrizione dell’oncologo. I farmaci somministrati per bocca, per quanto siano ovviamente più comodi rispetto alla via endovenosa, presentano comunque alcuni effetti collaterali e, pertanto, devono essere assolutamente assunti con molta attenzione e precisione nel dosaggio. Bisogna ricordare che solo in particolari circostanze è necessario il ricovero per seguire questa cura oncologica. Nella stragrande maggioranza dei casi la chemioterapia può essere somministrata in day hospital (vale a dire che al termine della somministrazione si può lasciare l’ospedale e tornare a casa). Le unità in cui si può effettuare la chemioterapia sono altamente specializzate e non sono disponibili presso tutti gli ospedali. La maggior parte delle terapie per via endovenosa si somministra nel reparto di oncologia dell’ospedale, in regime ambulatoriale o di day hospital. Tuttavia alcune forme di chemioterapia richiedono una breve degenza (una notte o un paio di giorni). Altre possono richiedere una degenza più lunga (fino a qualche settimana).

Durante la chemioterapia è comunque possibile continuare a svolgere una vita “normale”. Non ci sono infatti motivi specifici per cambiare la propria vita quotidiana o per limitare il tempo dedicato alla famiglia, ai figli e al lavoro. Tutto ovviamente dipende dalle energie che ogni paziente sente di avere. Spesso, il giorno della chemioterapia e nelle 36-48 ore successive il paziente può avvertire stanchezza e questo può portare a modificare alcune abitudini quotidiane. La paura di fare cose che “compromettono la guarigione” oppure che
“stancano troppo” è generalmente ingiustificata.

ALIMENTAZIONE

Da fibre e cereali integrali una difesa contro le gravi malattie

Consumare fibre e cereali alimentari diminuisce il rischio di sviluppare patologie come cancro, diabete, infarto e ictus. E’ quanto emerge da uno studio condotto dell’Università di Otago (Nuova Zelanda). Commissionato dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) i ricercatori si sono concentrati sui decessi prematuri e l’incidenza di infarto, ictus e alter malattie cardiovascolari, l’incidenza del diabete 2 e di diversi tumori associati con obesità (colon-retto, seno, esofago e prostata). È emerso che ogni 8 grammi in più di fibre consumate al giorno si associa con una riduzione di incidenza e mortalità per malattie quali infarto, diabete, cancro del colon pari al 5-27%. Aumenta la protezione anche da ictus e cancro al seno. È emerso inoltre che bisogna consumare almeno 25-29 grammi di fibra al giorno e anche di più per amplificarne gli effetti protettivi. In più si vede che ogni 15 grammi in più al dì di cereali integrali i decessi e l’incidenza di infarto, cancro del colon e diabete diminuiscono del 2-19%. Introiti ancora maggiori di cereali integrali si associano a una riduzione complessiva del 13-33% che significa 26 decessi in meno ogni 1.000 persone per tutte le cause di morte.

NEWS DAL MONDO

EUROSTAT: il 52% degli utenti italiani cerca sul web notizie di salute

Italiani sempre più dipendenti dal web e incapaci a non rimanere on line? No, una recente indagine internazionale condotta dall’EUROSTAT pare smentire questo stereotipo. Il nostro Paese si colloca, infatti, agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda l’uso della “Rete”. Con il 74% di utilizzo l’Italia è la quartultima del Vecchio Continente. E siamo comunque ben al di sotto della media UE che si attesta al’85%. Non solo. Secondo l’istituto il 52% degli internauti italiani ha cercato on line informazioni sulla salute e il benessere. La maggior parte delle persone ha invece utilizzato internet per guardare contenuti video da servizi commerciali o di condivisione (57%), partecipare ai social network (56%) e accedere a servizi bancari (54%).

L’Italia si classifica inoltre sempre agli ultimi posti anche nelle varie attività specifiche. Nell’uso di internet per prendere appuntamento con un professionista è a nove posti dal fondo della classifica. Se confrontati agli altri dati dell’Unione siamo al terzultimo posto per la ricerca di informazioni sulla salute.