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Tumore del pancreas: sotto accusa anche il fumo di sigaretta

FINO AL 30% DEI CASI NEGLI UOMINI SONO ATTRIBUIBILI AL VIZIO

Fumare nuoce gravemente alla salute e provoca diverse forme di cancro. Non solo quello al polmone. Si calcola che il 20/30% di tutti i casi di tumore del pancreas, riscontrati tra gli uomini, sono attribuibili a questo vizio. Nelle donne invece la percentuale si attesta al 10%. “E’ dimostrato che i fumatori presentano un rischio di incidenza del tumore da doppio a triplo rispetto a chi rinuncia al vizio – afferma il dott. Fabrizio Nicolis, presidente della Fondazione AIOM -. Ogni volta che un tabagista si accende una “bionda” deve considerare che non sta facendo del male solo al suo apparato respiratorio ma anche a tutto il resto del corpo. Fumare favorisce l’insorgenza anche di altri tipi di tumore come quello del seno, della prostata, della vescica e del colon-retto, oltre ad essere uno dei principali responsabili di molte malattie cardiovascolari e dell’apparato respiratorio. In totale sono oltre 180.000 i decessi che ogni anno potremmo evitare”. Il tumore del pancreas nel 2018 ha colpito 13.300 italiani e rappresenta il 3% di tutte le neoplasie registrate nel nostro Paese. Oltre al tabagismo la malattia è fortemente influenzata dalla dieta. “La migliore è quella mediterranea, che prevede un regolare consumo di verdure, frutta, pesce – soprattutto azzurro –, carboidrati, olio di oliva, cereali e legumi – afferma il dott. Nicolis -. Oltre a ruolo preventivo la nutrizione svolge un ruolo fondamentale per il paziente oncologico alla prese con una neoplasia insidiosa come quella al pancreas”. Proprio per questo la Fondazione AIOM ha avviato il progetto l’obiettivo di creare una nuova alimentazione a misura di paziente: semplice ma gustosa, rispettosa delle esigenze del malato ma adatta anche al resto della famiglia.

Per saperne di più e visita www.fondazioneaiom.it/cooking-comfort-care

Vero o falso…?

IL REGGISENO AUMENTA IL RISCHIO DI CANCRO AL SENO?

No! L’idea che i reggiseni possano causare il cancro è stata alimentata dal libro del 1995 intitolato Dressed to Kill di Sydney Ross Singer e Soma Grismaijer. Nel loro libro si afferma che le donne che indossano reggiseni con ferretto per 12 ore al giorno avrebbero un rischio molto più elevato di sviluppare il cancro al seno rispetto alle donne che non indossano reggiseni, ciò perché i reggiseni limiterebbero il drenaggio linfatico mediante compressione, favorendo l’accumulo di tossine a livello mammario, causa di cancro.

“Alcuni siti internet, a sostegno di questa credenza, portano anche i risultati di alcuni studi clinici – afferma il prof. Massimo di Maio, Direttore dell’Oncologia all’Ospedale Mauriziano di Torino -. Si tratta di studi condotti in maniera alquanto discutibile e senza supporto di valide metodologie statistiche. Pertanto sono giunti a conclusioni spesso arbitrarie o derivanti da potenziali errori di interpretazione dei dati raccolti. Nell’unico studio condotto con adeguato rigore metodologico e pubblicato nel 2014, riguardante un numero di partecipanti molto ampio, i ricercatori hanno intervistato circa 1500 donne in postmenopausa riguardo le abitudini di utilizzo del reggiseno nel corso della loro vita. Valutando più di 1.000 donne con cancro al seno e quasi 500 senza cancro al seno, i ricercatori non hanno trovato alcuna prova di una connessione tra il numero di ore trascorse indossando un reggiseno o un reggiseno con ferretto e rischio di cancro al seno”.

Anche secondo l’American Cancer Society non ci sono prove che la compressione dei linfonodi da parte dei reggiseni causi il cancro al seno e non vi è alcun razionale scientifico serio riguardo l’ipotesi della compressione ed alterazione conseguente del drenaggio linfatico che sarebbe alla base del presunto aumentato rischio di tumore mammario. Allo stesso modo, non ci sono prove sufficienti che qualsiasi tipo di reggiseno causi il tumore della mammella.

ALIMENTAZIONE

Troppo sale nuoce gravemente anche alle ossa

Vivere in zone dove il fumo è vietato, nei luoghi pubblici, fa bene alla pressione sanguigna. E’ quanto ha evidenziato uno studio pubblicato dal Journal of American Heart Association. Il team  ha esaminato i dati relativi a 2.606 non fumatori adulti dello studio Cardia (Coronary Artery Development in Young Adults) per verificare se vi fosse un legame tra Stato, Contea, divieti locali di fumo e pressione sanguigna dei partecipanti. E’ emerso che i non fumatori che vivono dove il fumo è vietato hanno una pressione sanguigna inferiore a quella dei non fumatori che non sono protetti da questa normativa. La ricerca ha arruolato adulti di Chicago, Minneapolis e Oakland, nel 1985 e nel 1986 quando i partecipanti avevano 18-30 anni. Sono stati condotti esami di follow-up 30 anni dopo. Ad ogni esame, i partecipanti che vivevano in aree con politiche antifumo che interessavano luoghi pubblici mostravano una pressione sistolica media più bassa rispetto a quella di chi viveva in aree non interessate da politiche antifumo, e la differenza è aumentata nel tempo. Entro il 25° anno, i partecipanti in aree senza fumo avevano valori di pressione sistolica in media da 1,14 mmHg a 1,52 mm Hg inferiori rispetto a quelli in aree senza divieti, a seconda di quali luoghi.

ATTIVITA’ FISICA

Anziani, la mente non invecchia con cyclette e jogging

Niente grassi saturi, zero colesterolo e niente sodio, ma tante vitamine, tante fibre e tanti minerali, soprattutto potassio. Sono queste le caratteristiche che fanno della banana un prezioso alleato della salute. Un frutto di dimensioni medie fornisce 30 grammi di carboidrati, 1 grammo di proteine, 3 grammi di fibra alimentare e solo 110 calorie. Passando ai micronutrienti, le banane sono ricche di vitamine, ferro, magnesio, manganese e, soprattutto, potassio. E’ proprio questo uno degli ingredienti più salutari della banana. Oltre a proteggere la salute cardiovascolare (aiuta a ridurre la pressione e protegge dall’ictus e dalle cardiopatie ischemiche), questo minerale contribuisce a preservare la densità ossea, contrasta la perdita di massa muscolare, riduce la comparsa dei calcoli ai reni e favorisce la regolarità intestinale.

Le fibre della banana, inoltre, aiutano anche i diabetici: riducono la glicemia in caso di diabete di tipo 1 e migliorano i livelli di zuccheri, lipidi e insulina in chi ha a che fare con il diabete di tipo 2. Infine, la presenza dell’amminoacido triptofano fa sì che le banane proteggano la memoria e aiutino a migliorare l’umore.