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Diabete, oltre tre milioni gli italiani colpiti

LA MALATTIA METABOLICA AUMENTA ANCHE IL RISCHIO DI CARCINOMA PANCREATICO

E’ destinato a diventare la causa maggiore di disabilità e di mortalità nei prossimi venti anni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lo ha, infatti, inserito tra le patologie su cui è importante investire, dato il crescente peso assunto anche nei Paesi in Via di Sviluppo. E’ il diabete e si calcola che poco meno del 5% della popolazione adulta di 18-69 anni riferisce una diagnosi. La prevalenza dei pazienti cresce con l’età (è inferiore al 2% nelle persone con meno di 50 anni e raggiunge il 10% fra quelle di 50-69 anni), è più frequente fra gli uomini che fra le donne (5,5% vs 4,1%), nelle fasce di popolazione socio-economicamente più svantaggiate per istruzione o condizioni economiche, fra i cittadini italiani rispetto agli stranieri, e nelle Regioni meridionali rispetto al Centro e al Nord Italia. Si calcola che in Italia ci sono circa 3 milioni di persone diabetiche, concentrate soprattutto nelle fasce di età al di sopra dei 55 anni.
Recenti studi, condotti su pazienti affetti da diabete da oltre 10 anni, hanno rilevato un aumento del 50% di rischio di tumore al pancreas. La neoplasia risente moltissimo dell’alimentazione scorretta e quindi la prevenzione deve iniziare a tavola. “Come prima cosa attenzione agli alimenti altamente calorici, ricchi di proteine di origine animale, grassi e carboidrati raffinati – sottolinea il dott. Fabrizio Nicolis, Presidente Nazionale di Fondazione AIOM -. Limitate inoltre il consumo di bibite zuccherate, carni rosse e insaccati. Questi ultimi sono ricchi di nitriti e nitrati, che facilitano la comparsa di alcuni tumori, come quello dello stomaco. A volte gli alimenti non sarebbero dannosi in sé, ma possono essere contaminati da sostanze come le aflatossine, liberate da alcune muffe del mais o contenute in altre granaglie e legumi mal conservati”.

Lo sapevi che…?

OGNI ANNO 150MILA PAZIENTI ONCOLOGI SOFFRONO DI DOLORE INTENSO

Dura da mezz’ora a 60 minuti. In una scala da 0 a 10 può raggiungere picchi di 8-9. È il dolore episodico intenso (BTP, BreakThrough cancer Pain), che interessa ogni anno in Italia 150mila nuovi pazienti oncologici, con un impatto significativo sulla qualità di vita nell’85% dei casi. Una forma di “dolore nel dolore”, perché queste persone convivono anche con il cosiddetto “dolore di fondo”, trattato con farmaci a base di oppioidi. È italiano il primo studio al mondo che ha indagato nel dettaglio il disturbo, per definire le strategie migliori per affrontarlo. Si chiama IOPS-MS, ha coinvolto 4.016 pazienti di 32 centri ed è stata recentemente presentato al Ministero della Salute.

“Il dolore episodico intenso è ancora sottovalutato e trattato in modo non corretto – spiega il prof. Paolo Marchetti, Direttore Oncologia Medica B del Policlinico Umberto I di Roma e Ordinario di Oncologia all’Università La Sapienza -. I pazienti oncologici curati per il dolore di fondo con morfina (almeno 60 mg al giorno) possono presentare crisi molto intense nella giornata. Nello studio abbiamo voluto caratterizzare questa forma di sofferenza dei pazienti in trattamento con morfina, per fornire indicazioni precise non solo sulla diagnostica differenziale ma anche sulla terapia. Suggerimenti che si traducono in un vantaggio per la qualità di vita del malato e per la sua adesione ai trattamenti. Vogliamo cioè trasmettere agli operatori le conoscenze per individuare in poco tempo questo tipo di sofferenza, perché non rimanga un bisogno non riconosciuto. La terapia più efficace è rappresentata dagli oppioidi a rapido inizio d’azione (ROO, rapid onset opioid), che vantano una comparsa dell’effetto in meno di 15 minuti e una durata inferiore a 2 ore, caratteristiche che corrispondono a quelle considerate ideali per il trattamento del breakthrough cancer pain”.

NEWS DAL MONDO

Fumo: pressione più bassa per chi vive in zone in cui è vietato

Vivere in zone dove il fumo è vietato, nei luoghi pubblici, fa bene alla pressione sanguigna. E’ quanto ha evidenziato uno studio pubblicato dal Journal of American Heart Association. Il team ha esaminato i dati relativi a 2.606 non fumatori adulti dello studio Cardia (Coronary Artery Development in Young Adults) per verificare se vi fosse un legame tra Stato, Contea, divieti locali di fumo e pressione sanguigna dei partecipanti. E’ emerso che i non fumatori che vivono dove il fumo è vietato hanno una pressione sanguigna inferiore a quella dei non fumatori che non sono protetti da questa normativa. La ricerca ha arruolato adulti di Chicago, Minneapolis e Oakland, nel 1985 e nel 1986 quando i partecipanti avevano 18-30 anni. Sono stati condotti esami di follow-up 30 anni dopo. Ad ogni esame, i partecipanti che vivevano in aree con politiche antifumo che interessavano luoghi pubblici mostravano una pressione sistolica media più bassa rispetto a quella di chi viveva in aree non interessate da politiche antifumo, e la differenza è aumentata nel tempo. Entro il 25° anno, i partecipanti in aree senza fumo avevano valori di pressione sistolica in media da 1,14 mmHg a 1,52 mm Hg inferiori rispetto a quelli in aree senza divieti, a seconda di quali luoghi.

SEGRETI DELLA TAVOLA

Tutti i benefici delle banane

Niente grassi saturi, zero colesterolo e niente sodio, ma tante vitamine, tante fibre e tanti minerali, soprattutto potassio. Sono queste le caratteristiche che fanno della banana un prezioso alleato della salute. Un frutto di dimensioni medie fornisce 30 grammi di carboidrati, 1 grammo di proteine, 3 grammi di fibra alimentare e solo 110 calorie. Passando ai micronutrienti, le banane sono ricche di vitamine, ferro, magnesio, manganese e, soprattutto, potassio. E’ proprio questo uno degli ingredienti più salutari della banana. Oltre a proteggere la salute cardiovascolare (aiuta a ridurre la pressione e protegge dall’ictus e dalle cardiopatie ischemiche), questo minerale contribuisce a preservare la densità ossea, contrasta la perdita di massa muscolare, riduce la comparsa dei calcoli ai reni e favorisce la regolarità intestinale.

Le fibre della banana, inoltre, aiutano anche i diabetici: riducono la glicemia in caso di diabete di tipo 1 e migliorano i livelli di zuccheri, lipidi e insulina in chi ha a che fare con il diabete di tipo 2. Infine, la presenza dell’amminoacido triptofano fa sì che le banane proteggano la memoria e aiutino a migliorare l’umore.