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Intervista Michele Carruba, Direttore del Centro Studi sull'Obesità dell'Università di Milano

“DIETA SANA FONDAMENTALE PER IL PAZIENTE ONCOLOGICO”

Che ruolo ha l’alimentazione per una persona che sta combattendo contro il cancro?
E’ importantissima anche se purtroppo la malnutrizione interessa circa l’80% dei pazienti oncologici. Il tumore indebolisce tutto il nostro organismo, provoca un calo dell’appetito e quindi anche della qualità e quantità dell’alimentazione. Esistono poi gli effetti collaterali delle cure che spesso interessano proprio l’apparato gastro-intestinale. La dieta durante la patologia neoplastica deve perciò essere adatta alla situazione clinica del malato.

Quali sono le principali conseguenze delle terapie anti-tumorali sull’apparato digerente?
Solo il 24% dei malati chiede aiuto all’oncologo per alleviare questi problemi. Il 43% si arrangia da solo e non domanda consiglio a nessun specialista. E uno su quattro invece preferisce rivolgersi ad un conoscente o familiare.

Come è possibile invertire questa tendenza?
Nei nostri ospedali c’è bisogno di una sempre più forte alleanza e collaborazione tra oncologo e nutrizionista. Insieme questi due specialisti devono aiutare il malato a scegliere i cibi più appropriati e risolvere così i molti problemi legati all’alimentazione durante e dopo le cure anti-tumorali. In questo modo possiamo non solo migliorare la qualità di vita generale del paziente ma anche la risposta positiva dell’organismo alla neoplasia.

Che rapporto esiste tra tumori e dieta?
Il 30% dei casi di cancro è originato da un’alimentazione squilibrata. Possiamo dire che anche i troppi grassi e la poca frutta e verdura nuocciono gravemente alla salute e aumentano il rischio di oncologico proprio come le sigarette. Le neoplasie più influenzate da quello che mangiamo, e dai chili di troppo, sono al colon retto, mammella, pancreas, fegato, ovaio, rene, esofago, cervice e utero. Promuovere maggiormente la giusta alimentazione tra tutta la popolazione significa quindi incentivare anche la prevenzione del cancro.

Lo sapevi che…?

IL TUMORE DEL PANCREAS È UNO DEI PIÙ DIFFICILI DA TRATTARE?

Nei pazienti italiani il tasso di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è del 8%. Si tratta di un dato più alto rispetto alla media europea, ma purtroppo decisamente inferiore rispetto a quelli ottenuti in altre neoplasie. La chirurgia è uno dei modi migliori per intervenire su un carcinoma così aggressivo. Tuttavia solo un paziente su cinque può essere sottoposto a un’operazione con intento curativo.

Un passo in avanti decisivo è stato rappresentato dalla decodificazione del genoma del tumore del pancreas, perché in questo modo abbiamo compreso che vi sono diversi sottogruppi. Ad esempio nell’ambito degli adenocarcinomi del pancreas esistono almeno quattro tipi diversi con caratteristiche molecolari completamente differenti, fra questi quattro tipi uno è stato definito immunogenico. E proprio in quest’ultimo tipo sono in programma studi per applicare un approccio immuno-oncologico. Inoltre sono in corso sperimentazioni che combinano l’immuno-oncologia con farmaci già utilizzati in questa neoplasia.

Infine da alcuni anni gli specialisti hanno a disposizione molecole che permettono di avere un controllo significativamente più prolungato della malattia metastatica, che sono in fase di studio negli altri stadi di malattia. Per esempio Nab-paclitaxel (paclitaxel legato all’albumina formulato in nanoparticelle) presenta un meccanismo di trasporto innovativo che sfrutta le nanotecnologie. Ha un profilo di tossicità favorevole, tanto da poter essere impiegate anche nelle persone con oltre 75 anni di età. Grazie alla nanotecnologia il farmaco riesce a superare la barriera stromale del cancro arrivando fino alla radice del tumore, dimostrando di essere in grado di rallentare la proliferazione della malattia e a volte può fermarne la crescita. L’efficacia del farmaco si associa ad una maneggevolezza e buona tollerabilità da parte del paziente, con una gestione importante anche della sintomatologia dovuta al tumore come per esempio la riduzione del dolore.

PREVENZIONE

Proteggi (anche) a tavola i tuoi reni

È allarme reni. Gli individui con problemi ai “filtri” del nostro corpo, infatti, sono quadruplicati in pochi anni. E a farne le spese non sono soltanto le persone più in là con gli anni (quattro su dieci si trovano a fare i conti con la malattia renale cronica). Se si vuole invertire questa tendenza bisogna innanzitutto imparare a conoscere questi preziosi filtri e a prendersene cura, offrendo loro quello di cui hanno bisogno, eliminando ciò che fa male, ma soprattutto tenendoli d’occhio con controlli regolari. Il primo passo per assicurare ai nostri reni un vita lunga e in salute è un corretto stile di vita:
• dieta mediterranea: con il suo equilibrio tra i diversi nutrienti permette di non sovraccaricare i reni;
• adeguato apporto di acqua: aiuta a scongiurare fenomeni di disidratazione e l’accumulo di sali minerali, che possono mettere in pericolo questi filtri;
• poco sale: è un acerrimo nemico di tutto l’organismo e favorisce l’ipertensione, che raddoppia le possibilità di sviluppare la malattia renale cronica.
• regolare attività fisica: è un vero toccasana e fa vivere più a lungo chi è in dialisi e quindi ha già i reni fuori uso.

BENESSERE FEMMINILE

Menopausa: attenzione al rischio cardiovascolare

Sì è sempre pensato che le malattie del cuore colpissero prevalentemente gli uomini. Falso! Fino ai 50 anni, le donne sono tutelate dagli estrogeni che esercitano un effetto positivo sul colesterolo “buono” (HDL), riducono quello “cattivo” (LDL) e mantengono una buona vasodilatazione. Ma, dopo la menopausa, la proporzione pian piano si inverte e le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte femminile.

La prevenzione è possibile! Oltre a interrompere il vizio del fumo, è opportuno seguire un’alimentazione sana e varia (regolare consumo di pesce, limitato apporto di grassi di origine animale, tanta verdura, frutta e legumi) che aiuta a mantenere a un livello favorevole la colesterolemia e la pressione arteriosa. È fondamentale svolgere attività fisica perché rafforza il cuore e migliora la circolazione e l’ossigenazione del sangue. È sufficiente camminare per un minimo di 30 minuti al giorno e, se possibile, salire le scale a piedi. Il peso è strettamente collegato al tipo di alimentazione e all’attività fisica svolta: il giusto peso deriva dal giusto equilibrio tra le calorie introdotte con l’alimentazione e quelle spese con l’attività fisica