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Come riconoscere e affrontare la celiachia

Come riconoscere e affrontare la celiachia

IN ITALIA SONO 5.000 I NUOVI CASI L'ANNO. NON ESISTE ANCORA UNA CURA, CHI NE SOFFRE DEVE STARE ATTENTO ALLA DIETA

La celiachia è una malattia digestiva di origine genetica ed è, nella grande maggioranza dei casi, sottostimata. Secondo le ultime stime dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in Italia ben il 70% dei pazienti risulta non diagnosticato e soprattutto non trattato. In totale i connazionali interessati dal disturbo sono circa 600.000 e ogni anno le nuove diagnosi effettuate sono 5.000. La patologia si scatena quando si mangiano alimenti ricchi di glutine. Si tratta di una famiglia di proteine, di cui la più comune è la gliadina, contenute nel grano, nell’orzo e in tanti altri cereali. Questa sostanza è quindi presente nella maggior parte dei prodotti da forno. L’apparato gastro-intestinale di un celiaco non è in grado di digerirla e assorbirla. La reazione genera un’infiammazione cronica, danneggia i tessuti dell’intestino tenue e pian piano porta alla scomparsa dei villi intestinali.

Ad oggi non esistono ancora cure efficaci e quindi chi ne soffre deve stare alla larga dal glutine. La proteina è presente in diversi cibi: pane, pasta, biscotti, pizza, cereali per la prima colazione, vari tipi di dolciumi. Un cereale che può essere tranquillamente mangiato è invece il riso integrale germogliato. Da questo alimento è possibile ricavare un formaggio vegetale cremoso senza nessuna traccia di glutine. Un celiaco può consumare liberamente anche mais, grano saraceno, uova, latte fresco o fermentato e tutti i tipi di carne e pese. La dieta deve essere così ripartita: 55%, delle calorie deve provenire da carboidrati di origine vegetale (cereali, legumi, tuberi, ortaggi e frutta). I grassi totali (condimenti e grassi presenti negli alimenti di origine animale) non devono superare il 30% dell’apporto calorico giornaliero. Il rimanente 15% del fabbisogno energetico deve essere coperto dalle proteine.

ATTIVITA' FISICA

Il sovrallenamento può essere dannoso

Siete stanchi, inappetenti, dormite male e più vi esercitate e meno rendete? Molto probabilmente siete sovrallenati. Una sindrome che non riguarda solo chi pratica sport ad alto livello, ma anche atleti amatoriali. Come si capisce che è arrivato il momento di staccare la spina o ridurre il carico di lavoro?

Chi è sovrallenato vede aumentare la propria massa grassa a discapito di quella muscolare, riscontra un aumento dei battiti cardiaci anche a riposo, fa fatica ad addormentarsi.

Come rimediare?

– dare all’organismo il tempo di recuperare tra un allenamento e l’altro;
– dedicare al riposo notturno almeno 7-8 ore;
– eseguire sedute di allenamento che non superino l’ora, dal momento che già dopo 40-50 minuti i livelli di cortisolo iniziano ad aumentare;
– seguire un regime alimentare equilibrato, in cui siano presenti tutti i nutrienti;
– prevedere di tanto in tanto una settimana di scarico fisico e mentale, un riposo attivo in cui dedicarsi ad altre attività con caratteristiche prettamente ludiche.

Per rimanere in forma è fondamentale essere costanti: non serve uno sforzo incredibile, è sufficiente anche solo camminare. La distanza minima è di 5.000 passi quotidiani, da percorrere ad un ritmo abbastanza sostenuto. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è sufficiente percorrere a piedi circa 3 chilometri, per tenere allenato il fisico e allontanare i rischi per la salute, correlati alla sedentarietà. Camminare è una disciplina a basso costo e se svolta con costanza, riduce del 18% la possibilità di soffrire di malattie muscolo-scheletriche e disabilità motorie in età avanzata. Esistono due tipi base di andatura: lo stile lento e la camminata veloce. Nel primo caso, si consiglia di fare passi a ritmo sostenuto costante, muovere le braccia avanti e indietro, agevolando l’avanzata con i gomiti piegati a 90°. La camminata veloce, invece, consiste nell’allungare il passo: richiede per questo, un maggior controllo della postura, schiena eretta, il movimento sincronizzato di gambe, glutei e addominali.

LO SAPEVI CHE...

In Italia sono in calo le vaccinazioni?

Nel nostro Paese il numero dei vaccinati sta calando. Le percentuali, in età pediatrica, per molte gravi malattie infettive sono scese sotto la soglia limite di sicurezza del 95%. Per la poliomielite, difterite e tetano è immunizzato solo il 93% dei bambini. Per la parotite, rosolia e morbillo siamo a meno dell’85%. “Basta diffidenze, dubbi, ostilità e dietrologie sui vaccini. Questi importanti presidi sanitari devono essere incentivati il più possibile tra tutta la popolazione italiana”. E’ questa l’opinione del dott. Claudio Cricelli presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) che ha deciso di realizzare, in collaborazione con Cittadinanzattiva, l’instant book Domande e Risposte Sui Vaccini.

Per scaricarlo clicca qui https://www.simg.it/documenti/Opuscolo_Vaccini/opuscolo.pdf

VERO O FALSO?

Nei week end si può recuperare il sonno perduto?

FALSO!!! Il debito di sonno accumulato durante la settimana non torna in pari se si dorme di più nel weekend. L’effetto ristoratore dura infatti non più di 6-8 ore e alla lunga il problema può diventare cronico e sfociare in insonnia. Per uno stile di vita salutare, la maggior parte delle persone ha bisogno di dormire 7-8 ore per notte. Al contrario, un “super-riposo” una tantum non riesce ad annullare tutti gli effetti negativi che la deprivazione cronica di sonno ha sul cervello, anche perché, se le abitudini in settimana prevedono un certo numero di ore di sonno in una particolare fascia oraria, lo stravolgimento di questo bioritmo (per soli due giorni) può provocare addirittura l’effetto contrario.

Il modo migliore per sfruttare il fine settimana è invece dormire poco più del solito (è sufficiente un’ora), senza destabilizzare così l’orologio biologico. Una buona abitudine è andare a letto un’ora prima e alzarsi come tutti gli altri giorni.