Newsletter

Intervista a Andrea Salvetti, Responsabile oncologia della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie

“SERVONO PIU INFORMAZIONI SULLE NUOVE TERAPIE ED EFFETTI COLLATERALI”

Dottore la qualità di vita delle persone colpite da tumore è ancora trascurata?
I clinici affrontano raramente questo aspetto e pochi pazienti ne parlano con il medico. Non solo. Nel 47% degli studi la qualità di vita è esclusa dai criteri per valutare l’efficacia di un trattamento. E’ quanto sostiene una revisione sistematica pubblicata su Annals of Oncology che ha analizzato 446 sperimentazioni su 11 riviste scientifiche internazionali tra il 2012 e il 2016. Spossatezza, nervosismo, difficoltà ad addormentarsi, lieve dissenteria, mancanza di appetito, gonfiore e secchezza vaginale sono piccoli fastidi molto frequenti fra i pazienti oncologici, in grado di peggiorare la qualità di vita.

Quale può essere il ruolo del medico di famiglia?
La comunicazione con la medicina del territorio si interrompe durante il percorso oncologico in ospedale, per riprendere solo dopo la fase acuta della malattia. La chiave di volta è costituita da una maggiore collaborazione fra oncologi e medici di famiglia. Va inoltre affrontata la questione dell’informazione sulle nuove molecole anticancro e sugli eventuali effetti collaterali a breve, medio e lungo termine.

I medici di famiglia non sempre conoscono le controindicazioni delle terapie?
Sì, inoltre non possono prescrivere i nuovi farmaci. Se i medici di medicina generale non conoscono le terapie praticate, gli effetti collaterali, gli esami da eseguire, la diagnostica per immagini e la prognosi, non si può pretendere che effettuino la presa in carico di questi pazienti.

Quale possono essere le soluzioni possibili?
Un’esperienza interessante è quella promossa in Toscana. E’ stato creato un tavolo di lavoro con l’Istituto Toscano Tumori sul follow up del paziente a 5 e 10 anni dalla diagnosi. Stiamo definendo un protocollo, un documento dettagliato con cui il centro specialistico informa il medico di famiglia sulle terapie somministrate nei 10 anni precedenti e sugli eventuali effetti collaterali.

Le nostre ricette: “Pollo con Quinoa”

E’ ATTIVO IL PROGETTO COOKING, COMFORT, CARE. L’OBIETTIVO: CREARE UNA NUOVA ALIMENTAZIONE PER I PAZIENTI

Seguire una sana alimentazione è una delle principali regole che dovrebbe rispettare una persona in cura per un tumore. Medici e cuochi si sono uniti per il progetto Cooking, Comfort, Care con l’obiettivo di creare una nuova alimentazione a misura di paziente: semplice ma gustosa, rispettosa delle esigenze del malato ma anche adatta al resto della famiglia. Un team composto da chef e medici ha elaborato una serie di speciali ricette utili per i pazienti con neoplasia del pancreas. La qualità di vita del paziente passa anche dalla tavola! Mangiare in modo adeguato evita la perdita di peso, riduce le tossicità provocate dalla chemio o dalla radioterapia, rinforza le difese dell’organismo e previene le complicanze post operatorie. Ecco come preparare un ottimo pollo con quinoa. È un piatto semplice che può fornire un’ottima dose di proteine al paziente. In alternativa alla quinoa possono utilizzati anche bulgur, riso o cous cous.

Ingredienti per 6 persone

1 cucchiaio d’olio d’oliva
mezzo chilo di petto di pollo macinato
1 cucchiaino di rosmarino
un pizzico sale e un cucchiaino di pepe
1 tazza di quinoa
una tazza e mezza di cavolo congelato
1/4 tazza di brodo di pollo

Preparazione

• Scaldare i due cucchiaini d’olio d’oliva in padella. Aggiungere il pollo insieme a rosmarino, sale e pepe

• Cuocere il tutto fino a che alla doratura e poi aggiungere il brodo di pollo e il cavolo

• Mentre il pollo sta cucinando, separatamente cuocere la quinoa in una casseruola di medie dimensioni con un po’ di olio

• Aggiungi la quinoa alla padella con pollo e cavolo e mischiare il tutto. Il piatto va servito caldo

NEWS DALL’ITALIA

Melanoma: - 45% di casi fra gli uomini nel Sud

Nel 2018 sono stati diagnosticati nel nostro Paese 13.700 nuovi casi di melanoma particolarmente aggressivo in fase avanzata, con un’incidenza raddoppiata in poco più di dieci anni (erano circa 7.000 nel 2007). E le nuove diagnosi riscontrate nel Mezzogiorno rispetto al Settentrione sono il 45% in meno tra gli uomini e il 42% in meno tra le donne. Uno dei motivi principali di questa netta differenza è da ricercare nei fototipi più elevati (cioè nella maggiore capacità della pelle di reagire all’esposizione solare), molto diffusi al Sud e in grado di svolgere un ruolo protettivo. Oggi sono disponibili armi efficaci per controllare la malattia anche nella fase avanzata, come l’immunoterapia. “E’ una tipologia di cure che potenzia il sistema immunitario per combattere il tumore, ha dimostrato di essere un’arma efficace innanzitutto contro il melanoma e ha evidenziato risultati significativi anche in tumori frequenti come quelli del polmone, seno, rene, vescica e colon-retto” spiega il prof. Paolo Ascierto, Presidente della Fondazione Melanoma.

PREVENZIONE

Troppo alcol? Venti anni di vita in meno…

L’abuso di alcol comporta una durata media della vita molto minore rispetto a chi invece beve con moderazione. Una ricerca tedesca pubblicata sulla rivista Alcoloholism: Clinical & Experimental Research ha infatti calcolato che questa cattiva abitudine può significare una perdita di quasi vent’anni di vita, seppur con alcune differenze tra uomini e donne. A differenza del fumo, le cui conseguenze sembrano spesso manifestarsi con l’avanzare dell’età, l’alcol avrebbe quindi un impatto più rapido sull’organismo: se l’età media di un uomo è stimata di ottantadue anni e di una donna di sessantasette, a causa dell’abuso di alcol l’asticella si abbassa fino a – rispettivamente – sessanta e cinquantotto anni.

Questo studio si è basato sull’analisi dei dati relativi allo stato di salute di più di quattromila cittadini di Lubecca, dei quali 153 erano alcoliste. Si è scoperto inoltre che le donne sono più propense a subire gli effetti dell’alcol, anche se i ricercatori non ne hanno ancora individuato il motivo. Un’ulteriore prova insomma di come l’abuso incontrollato di alcol possa comportare seri danni all’organismo.