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Intervista a Michele Reni (Oncologia Medica San Raffaele di Milano)

“ECCO LE NUOVE ARMI CONTRO IL TUMORE DEL PANCREAS”

Il tumore del pancreas è’ una delle malattie oncologiche a prognosi più sfavorevole?
Gli ultimi dati del 2018 ci dicono che i tassi sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi sono decisamente bassi: poco più dell’8, anche se in crescita rispetto al passato. Inoltre solo il 10-15% dei nuovi casi viene individuato allo stadio iniziale e può essere operato. La patologia è estremamente aggressiva e colpisce una zona dell’organismo sulla quale è molto difficile intervenire.

Gli specialisti contro la neoplasia hanno a disposizione anche i nano farmaci?
Sì, dal 2015 anche in Italia possiamo utilizzare la molecola nab-paclitaxel (paclitaxel legato all’albumina formulato in nanoparticelle). Grazie alle potenzialità delle nanotecnologie il farmaco riesce a superare la barriera stromale del cancro arrivando fino alla radice del tumore. E’ in grado di rallentare la proliferazione della malattia.

Che novità emergono dalla ricerca scientifica?
Al San Raffaele abbiamo condotto due studi randomizzati sull’efficacia di un mix di quattro farmaci (tra cui anche nab-paclitaxel) per il trattamento di carcinoma metastatico e del carcinoma non asportabile chirurgicamente, rispettivamente. E’ stato dimostrato come, rispetto alla sola chemioterapia, la sopravvivenza a 2 anni sia più che raddoppiata passando dal 12% al 25% per la malattia metastatica e aumentata del 15% a 18 mesi per la malattia non resecabile. Siamo in attesa di un’approvazione della terapia da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco.

Quali sono gli altri trattamenti a cui sono sottoposti i pazienti?
La chirurgia è uno dei modi più efficaci per intervenire sul tumore del pancreas. Tuttavia solo il 20% dei casi può essere operato subito dopo la diagnosi. Uno studio italiano, coordinato dal San Raffaele, ha evidenziato che la chemioterapia somministrata prima dell’intervento con il bisturi aumenta notevolmente la sopravvivenza. La decisione della cura più appropriata dipende da diversi fattori come la tipologia e lo stadio del tumore, le condizioni biologiche, l’età, il sesso e le condizioni generali del paziente.

Vero o falso?

IL TUMORE DEL POLMONE COLPISCE ANCHE I NON FUMATORI?

SI’! Solo il 15% delle diagnosi di tumore del polmone riguarda i non fumatori: tali casi, spesso, presentano specifiche mutazioni o alterazioni genetiche che possono essere trattate con farmaci a bersaglio molecolare. L’85% delle diagnosi interessa invece i tabagisti, nei quali queste alterazioni sono molto più rare. I casi in cui non sono presenti alterazioni molecolari che possano essere trattate con farmaci a bersaglio molecolare possono essere affrontati con la chemioterapia oppure con l’immunoterapia, che negli ultimi anni si è aggiunta agli strumenti terapeutici disponibili per questa patologia. Si distinguono due tipi principali tipologie di malattia a seconda dell’aspetto delle cellule all’esame microscopico. Il primo è il tumore del polmone non a piccole cellule: si tratta della forma più comune. Il secondo è detto invece a piccole cellule o “a chicco d’avena”. Viene così definito dalla caratteristica forma delle cellule (meno frequente, ma
molto aggressivo e con elevatissime probabilità di diffondersi velocemente ad altri organi).

È scientificamente provato da numerosi studi scientifici il legame tra questa neoplasia e il fumo di sigaretta. La probabilità di sviluppare la patologia aumenta di ben 14 volte nei tabagisti rispetto ai non fumatori (e fino a 20 volte nelle persone che fumano oltre 20 sigarette al giorno). Una sigaretta contiene non solo tabacco, ma anche un numero altissimo di elementi dannosi e nocivi per il nostro organismo. A ogni boccata, durante la combustione, si sprigionano più di 4.000 sostanze chimiche. Tra le più pericolose il catrame, che contiene elementi cancerogeni che si depositano nel polmone e nelle vie respiratorie. La nicotina, invece, è un alcaloide che influenza il sistema cardiovascolare e nervoso e induce dipendenza. Non cominciare a fumare è il miglior modo per ridurre nettamente il rischio di moltissime forme di tumore. E smettere di fumare riduce, dopo 5 anni, del 50% il rischio di sviluppare tumori del cavo orale, dell’esofago e della vescica e, dopo 10 anni, di morire per carcinoma del polmone. Il senso di colpa è un sentimento molto frequente, soprattutto in coloro che sono stati fumatori, e può rendere ancora più difficoltoso parlare della malattia o chiedere aiuto, contribuendo a creare isolamento. Condividere pensieri ed emozioni può invece aiutare a gestire i sentimenti di colpa, disagio e solitudine. Il paziente deve sentire attorno a sé l’affetto e la comprensione di tutti i propri cari.

I NOSTRI CONSIGLI

Pesce fresco? Ecco come riconoscerlo!

Il pesce è buono e soprattutto fa bene: è un alimento ricco di proteine, fosforo e antiossidanti, molto digeribile, privo di grassi. Molto spesso, però, c´è una domanda che ci blocca al momento dell’acquisto: come si riconosce il pesce fresco? Ecco una serie di consigli pratici per i meno esperti.

1. L’odore. E´ il primo controllo che occorre fare annusando il pesce dalle branchie. Devono essere umide, rosee o rosso vivo e devono emanare un odore di mare, di salsedine.
2. L’occhio. Più il pesce è vecchio, più l’occhio diventa concavo e scavato. Viceversa, più l´occhio è convesso, in rilievo rispetto alla testa ed è brillante, più il pesce è fresco.
3. La rigidità. Il pesce che prendete in mano e penzola verso il basso non è freschissimo; quello che si mantiene rigido ha più probabilità di esserlo.
4. La compattezza delle carni. Infine l’ultima prova che potete fare è premere con un dito sul corpo del pesce; se resta il segno della pressione, non è freschissimo, in caso contrario sì.

NEWS DAL MONDO

Tumori della cervice: in Australia saranno debellati nel 2028

Il primo Paese a debellare il cancro della cervice sarà l’Australia. Grazie ai programmi di screening e alla vaccinazione per l’Hpv sarà possibile vincere questa grande sfida. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Lancet Public Health, secondo cui il traguardo sarà raggiunto nel 2028. L’Australia, ricorda lo studio, ha istituito il suo programma di screening sui tumori cervicali nel 1991, ed è stata tra i primi paesi ad adottare la vaccinazione per l’Hpv e ad estenderla a entrambi i sessi, con un tasso di copertura che ha raggiunto il 79% per le ragazze e il 73% per i ragazzi.

I ricercatori dell’Australian Cancer Council hanno elaborato un modello matematico per prevedere, sulla base degli effetti di questi due fattori, l’andamento del numero dei casi. Secondo la proiezione nel 2022 nel paese ci saranno meno di sei casi ogni 100mila abitanti, abbastanza pochi da farlo designare come ‘tumore raro’, mentre nel 2028 la cifra scenderà ancora arrivando a 4. Le morti saranno invece meno di una su 100mila nel 2035.