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Intervista a Claudia Santangelo Presidente di “Vivere senza stomaco. Si può”

“NUTRIZIONE SEMPRE PIU’ IMPORTANTE PER IL PAZIENTE ONCOLOGICO”

Dottoressa di cosa si occupa la vostra associazione di pazienti?
“Vivere senza stomaco. Si può” da anni si interessa di fornire a 360 gradi assistenza a tutte le persone colpite da tumori all’apparato gastro-intestinale. Proprio per questo siamo da sempre interessanti al tema della nutrizione dopo una diagnosi di tumore e l’inizio della terapie oncologiche. E’ un aspetto fondamentale che non può essere trascurato o sottovalutato sia dai clinici che dai malati (e i loro caregiver).

Molti malati vi chiedono aiuto su questo aspetto della patologia oncologica?
Certo anche perché prestare una corretta attenzione allo stato nutrizionale, durante le cure anti-cancro, può limitare gravi conseguenze non solo sulla qualità della vita dei pazienti ma anche sulla loro capacità di aderire ai diversi trattamenti. E questo può addirittura migliorare la prognosi. Secondo diversi sondaggi svolti nel nostro Paese oltre il 90% dei pazienti oncologi afferma di soffrire di disturbi come diarrea, nausea, vomito o perdita dell’appetito. Si tratta di alcuni degli effetti collaterali, provocati dalle terapie anticancro, tra i più frequenti e diffusi.

Cosa ne pensa dell’iniziativa Cooking, Comfort, Care?
La campagna promossa dalla Fondazione AIOM ha il grande pregio di fornire consigli utili e certificati da parte degli specialisti. In questa delicata fase della sua vita un paziente deve imparare a confrontarsi con grandi cambiamenti che determinano profondi dubbi. Tutto ciò è ancora più valido per un tumore molto difficile da trattare come quello al pancreas. Il valore aggiunto del progetto è senza dubbio quello di occuparsi di una delle malattie oncologiche che più spaventa la popolazione. Infine il progetto di Fondazione AIOM si dedica anche alla prevenzione primaria del cancro. Per questo abbiamo deciso di sostenere e promuovere in tutto il territorio nazionale l’iniziativa.

Lo sapevi che….

ALCUNE TERAPIE RICONOSCONO LE ‘IMPRONTE DIGITALI’ DEL CANCRO”

Oggi il 54% degli uomini e il 63% delle donne colpiti dal cancro sconfiggono la malattia. In un ventennio (1990-2009) la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è aumentata rispettivamente del 15% e dell’8%. Un obiettivo raggiunto grazie alle campagne di prevenzione e ad armi sempre più efficaci, come le terapie mirate (dette anche target therapy), che esercitano la loro azione su uno specifico bersaglio molecolare risparmiando le cellule sane.

“Siamo di fronte a molecole innovative che hanno aperto un ‘nuovo mondo’ non solo in termini di efficacia e attività, ma anche di qualità di vita per la bassa tossicità e la facile maneggevolezza – afferma Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM -. Le terapie mirate oggi non sono più ‘chiuse’ nei laboratori ma disponibili per curare i pazienti, sono cioè parte della realtà clinica di ogni giorno. La loro funzione è di ‘disturbare’ la crescita e la proliferazione delle cellule tumorali, bloccando questi processi o rallentandoli. È come se i farmaci a bersaglio molecolare accendessero la luce rossa di un semaforo e le cellule malate non riuscissero più a proseguire lungo la strada della crescita. Ne consegue che il tumore e le metastasi, in alcuni casi, possono ridursi di dimensione e, in altri, anche mantenendo la stessa grandezza, rallentano o arrestano completamente la loro crescita.

Le terapie mirate rappresentano uno dei più importanti strumenti dell’oncologia di precisione: la cura non è più scelta solo in base alla sede di sviluppo della neoplasia, ma anche in relazione alle sue caratteristiche biologiche”. Questi trattamenti sono efficaci in alcuni sottogruppi di tumori che presentano specifiche alterazioni molecolari. Sono dei veri e propri segni distintivi che si possono immaginare come le ‘impronte digitali’ delle cellule tumorali.

La possibilità di conoscere il profilo genetico e molecolare di ogni singolo tumore provoca una rivoluzione nel modo di affrontare le diverse neoplasie, sia dal punto di vista diagnostico che prognostico e terapeutico. In un futuro non lontanissimo, un tumore del colon e un tumore della mammella che condividono le stesse alterazioni genetiche causali potranno essere classificati in uno stesso gruppo, pur nascendo da tessuti completamente diversi. mentre due tumori che nascono dallo stesso organo potranno essere classificati in due categorie diverse. Questo porterà a previsioni più accurate e affidabili sullo sviluppo della malattia e a nuove strategie di trattamento.

PREVENZIONE

Oltre 1 miliardo e 100 milioni i tabagisti in tutto il mondo

Il fumo è un vizio sempre più globale e quindi anche le politiche di contrasto devono superare i confini delle singole nazioni. Nell’intero Pianeta i tabagisti sono oltre un miliardo e 100 milioni. Otto su dieci si concentrano in Paesi a reddito basso e medio. Tuttavia solo in un terzo dei Paesi (circa il 39% della popolazione mondiale) sono stati messi a punto sistemi di sorveglianza efficaci. E poi solo il 20% della popolazione mondiale è protetto da normative nazionali che limitino il consumo di prodotti del tabacco. Poco meno della metà (47%) vive nei 78 Paesi dove sono applicate le buone pratiche per la diffusione di immagini che, nei locali pubblici o sui pacchetti di sigarette, mettono in guardia dai rischi del consumo di tabacco e circa la stessa percentuale (44%) risiede nei 43 Paesi che hanno lanciato nell’ultimo biennio una campagna mediatica di forte impatto per il contrasto al fumo. “È uno dei vizi più pericolosi in assoluto per il nostro benessere – sottolinea il dott. Fabrizio Nicolis, Presidente di Fondazione AIOM -. Ogni singola sigaretta contiene moltissime sostanze nocive che una volta inalate dalle vie aree superiori passano poi nel sangue e raggiungono così l’intero organismo. Fumare aumenta di 14 volte il rischio di cancro del polmone. Ma non solo: un tabagista è più esposto al rischio di tumori al seno, cervice uterina, testa-collo e vescica”.

ALIMENTAZIONE

Frutta e verdura sempre meno presenti sulle tavole italiane

Gli italiani sembrano non consumare abbastanza frutta e verdura. Il 20% dei genitori dichiara che i propri figli non la mangiano tutti i giorni. E solo un adulto su dieci consuma quotidianamente tutte e cinque le porzioni di frutta e verdura raccomandate dagli specialisti. Si tratta di due tipologie di alimenti molto importanti e che non devono mai mancare sulle nostre tavole. La frutta può essere mangiata a colazione oppure come spuntino a metà mattina e pomeriggio. Mentre a pranzo e cena i vegetali devono sempre essere presenti. E’ preferibile consumarli crudi ed è importante variarli il più possibile privilegiando prodotti freschi e di stagione. Per quanto riguarda la verdura prestate molta attenzione ai condimenti.

L’olio extravergine d’oliva è da preferire a quello di semi mentre vanno bandite le salse come maionese o ketchup. Un’insalata verde può essere invece arricchita con pezzettini di mela o ananas oppure con frutta secca triturata (noci, mandorle o pinoli). Infine la frutta e la verdura sono due potenti ed efficaci anti-stress. Lo sostiene uno studio australiano dell’Università di Sidney che ha esaminato oltre 60mila individui. Dall’indagine è emerso chiaramente che chi mangiava tra le cinque e le sette porzioni al giorno di frutta e verdura aveva un rischio di stress più basso del 14%. Nelle donne questo dato raggiungeva addirittura il 23.