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Cancro: otto pazienti su dieci soffrono di malnutrizione

Cancro: otto pazienti su dieci soffrono di malnutrizione

LE TERAPIE HANNO EFFETTI COLLATERALI SULL'APPARATO GASTROINTESTINALE. I PAZIENTI DEVONO SEGUIRE UNA SANA ALIMENTAZIONE DURANTE LE CURE

In Italia vivono oltre tre milioni di pazienti con una precedente diagnosi di tumore. Oggi grazie a nuove terapie e diagnosi precoci il cancro non può essere più considerato un male incurabile. Le cure sono meno invasive rispetto al passato anche se presentano ancora degli effetti collaterali. Diarrea, nausea, vomito, stitichezza, perdita dell’appetito, sono alcuni dei più frequenti provocati dai trattamenti. “Questi problemi gastrointestinali – afferma il prof. Francesco Cognetti Presidente della Fondazione Insieme Contro il Cancro – interessano il 96% dei pazienti. Uno su quattro lamenta di aver sofferto questi disturbi anche molte settimane dopo la fine della terapia. Tuttavia solo il 24% dei malati chiede aiuto all’oncologo per alleviare i problemi. Il 43% si arrangia da solo e non domanda consiglio ad alcuno specialista”. C’è poi un altro problema: la malnutrizione. Interessa circa l’80% dei malati di cancro.  Prevenirla comporta grandi vantaggi perché:
• diminuisce la tossicità dei trattamenti antineoplastici
• riduce le complicanze, limitando la necessità e la durata di ricoveri ospedalieri
• migliora la qualità di vita generale del paziente e anche la risposta positiva dell’organismo alla malattia

Seguire una sana e corretta alimentazione durante i trattamenti oncologici è una delle principali regole che tutti i pazienti dovrebbero rispettare. Se si soffre di stitichezza i nutrizionisti raccomando di cambiare alimentazione e di consumare cereali integrali invece di quelli raffinati. Il riso integrale germogliato con acqua di sorgente è facilmente digeribile e assimilabile e può essere una preziosa fonte di vitali nutrienti. Il germoglio è in grado di fornire una naturale ed equilibrata combinazione di sali minerali, vitamine, proteine e amminoacidi che possono dare energia e sostentamento ad un fisico debilitato come quello di un paziente oncologico.

ATTIVITA' FISICA

Ipertensione e sport un binomio possibile

L’ipertensione colpisce in Italia in media il 33% degli uomini e il 31% delle donne. Si tratta di una condizione in cui il cuore pompa sangue in circolo nell’organismo con una forza eccessiva, esercitando sulle pareti dei vasi sanguigni e sui tessuti degli organi una pressione superiore ai valori di riferimento. Può essere molto pericolosa, soprattutto se trascurata. “E’ in aumento in tutta l’Europa e ormai ne soffre un adulto su tre. Esistono però forti differenze tra i vari territori – afferma il prof. Enrico Agabiti Rosei presidente della European Society of Hypertension – Nei Paesi centro-occidentali abbiamo raggiunto un buon livello di monitoraggio e sempre più persone si sottopongono a controlli e cure. Questo non avviene ancora nell’Est dove sta aumentando il numero di ictus che è una delle principali, e più pericolose, conseguenze della malattia”. Secondo i dati della Organizzazione Mondiale della Sanità circa 1,5 miliardi di persone ha la pressione alta “Noi medici abbiamo oggi a disposizione armi efficaci per ridurre la pressione arteriosa, ma il problema spesso è la scarsa persistenza e aderenza alla terapia – sottolinea il prof. Agabiti Rosei -.

Dopo 12 mesi dall’inizio della terapia circa il 50% dei pazienti ha modificato o sospeso l’assunzione di farmaci. Per invertire questa tendenza è importante la semplificazione della terapia, ad esempio con l’uso di combinazioni di farmaci in un’unica compressa. Infatti molti ipertesi, soprattutto anziani, sono affetti da altre malattie e spesso sottoposti a politerapia, ed è ben noto che maggiore è il numero di farmaci e più elevato è il rischio di scarsa aderenza alla terapia”.

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l’attività fisica abbassa la pressione arteriosa. In particolare va incentivata quella di carattere aerobico (cammino, corsa, nuoto, bicicletta o cicloergometro, ergometro a braccia, acquagym, aerobica, step), con una frequenza di 3-5 volte alla settimana, una durata variabile dai 20 ai 60 minuti e uno sforzo muscolare pari al 40-70% del massimo teorico. Gli effetti positivi si verificano con esercizi di resistenza (come jogging o nuoto), mentre gli esercizi di potenza aumentano ulteriormente la pressione (come pesistica e bodybuilding) ed andrebbero evitati. L’iperteso che vuole praticare sport però non può improvvisarsi atleta. Deve comunicare questa sua decisione al proprio medico e seguire scrupolosamente i suoi consigli.

LO SAPEVI CHE...

In Italia cresce il numero degli esami clinici?

In alcuni settori della medicina, come malattie cardiovascolari, diabete e insufficienza renale, l’incremento annuo arriva al 20%. Questo è dovuto alla deospedalizzazione dei pazienti colpiti da patologie croniche e, talvolta, dal ricorso alla medicina difensiva. Non sempre, però, i test prescritti tengono conto dei criteri di appropriatezza.
“E’ necessario interrompere quanto prima questo boom di prescrizioni non sempre indispensabili, per evitare sprechi all’intera collettività e migliorare l’assistenza sanitaria nel nostro Paese”. E’ questo l’appello lanciato dal prof. Marcello Ciaccio, Presidente Nazionale della SIBIoC (Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica). “Gli esami di laboratorio influenzano il 70% delle diagnosi mediche e quindi dei successivi trattamenti – afferma il prof. Ciaccio -. Per questo è necessario riorganizzare la rete di queste strutture in Italia in modo che solo in pochi laboratori ci siano le strumentazioni e siano svolte le attività di secondo e terzo livello, specialistiche e ultra specialistiche”.

I NOSTRI CONSIGLI

Ai fornelli con i bambini (senza rischi)

Quando si parla di casa sicura per i nostri piccoli, il primo pensiero corre alla cucina, un ambiente particolarmente a rischio: pentole sui fornelli accesi, detersivi conservati in scaffali alla portata dei bambini, elettrodomestici vari, coltelli.

Ecco perché durante la preparazione di pranzi e cene con i vostri figli è bene seguire alcune norme di sicurezza. Prima di tutto, durante la preparazione dei pasti caldi non tenere il bambino in braccio. Movimenti improvvisi possono determinate il rovesciamento della pentola: a tal proposito è utile girare il manico della pentola verso il muro, utilizzando i fuochi più interni.

Il bambino fino ai due anni può essere sistemato sul seggiolone lontano dai fornelli, il bambino più grandicello può sedersi vicino al tavolo. La preparazione del pasto può essere una buona occasione per imparare le regole di igiene in modo divertente. Infine, due banali ma importantissime regole: tenere fuori portata fiammiferi e accendini e conservare detersivi e altri liquidi tossici in stipetti chiusi a chiave o non raggiungibili dal bambino.