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Obesità infantile: i batteri dell’intestino ne prevedono il rischio

Roma, 10 gennaio 2019 – In futuro si potrà prevedere quali bambini si ammaleranno di obesità. La chiave è nella composizione del microbiota intestinale ossia nell’insieme di microrganismi che a migliaia di miliardi abitano l’intestino umano. È quanto dimostra uno studio condotto da un gruppo internazionale di ricercatori, di cui fanno parte anche studiosi italiani dell’Università di Bologna. I risultati mostrano come all’interno del ‘puzzle’ di fattori che portano all’obesità ci siano specifiche configurazioni del microbiota che possono favorirne lo sviluppo. Conoscerle può quindi permettere di definire regimi alimentari personalizzati, utili a combattere l’eccessivo aumento di peso nei bambini. Gli autori, nel contesto del progetto europeo, hanno analizzato la composizione del microbiota di 70 bambini in due diversi momenti: all’inizio dello studio, quando tutti avevano un peso normale, e a distanza di 4 anni, quando 36 di loro avevano acquisito un peso eccessivo. Confrontando i dati raccolti insieme alle informazioni sulle abitudini alimentari e ad altri parametri antropometrici, biochimici e immunologici, i ricercatori hanno messo a punto un quadro che indica un possibile ruolo del microbiota nel processo di sviluppo dell’obesità. “I nostri risultati – spiega Patrizia Brigidi, professoressa dell’UniBo tra gli autori dello studio – mostrano che i bambini che hanno acquisito peso eccessivo mangiando cibo con alto contenuto di grassi e carboidrati possiedono anche un alto grado di infiammazione sistemica e un profilo alterato di microbiota intestinale, con un basso livello di biodiversità”. Specifiche abitudini alimentari possono insomma agire sulla configurazione del microbiota e di conseguenza anche su parametri metabolici e infiammatori. “In alcuni casi però – aggiunge Simone Rampelli, ricercatore UniBo – queste combinazioni di dieta, infiammazione e microbiota erano già presenti prima dello sviluppo dell’obesità, il che suggerisce una sorta di potenziale predittivo dell’asse microbiota-dieta-ospite”.