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Melanoma: in Emilia-Romagna +17% di casi negli uomini in 5 anni

Bologna, 5 novembre 2019 – Nel 2019, in Emilia Romagna, sono stimate 1.300 nuove diagnosi di melanoma. In cinque anni (2014-2019), nella Regione, i casi sono aumentati del 17% fra gli uomini. Significativo invece il calo, pari a -15%, nella popolazione femminile. In particolare, nel 2019, sono stimate 750 nuove diagnosi di questo tumore della pelle fra i maschi e 550 nelle femmine (erano, rispettivamente, 640 e 650 nel 2014).1 Più di 100 pazienti ogni anno in Emilia-Romagna potrebbero beneficiare di un trattamento “precoce” con i farmaci immuno-oncologici, subito dopo l’intervento chirurgico, la cosiddetta terapia adiuvante. È una strategia precauzionale, che mira ad anticipare nei pazienti in stadio III e IV completamente resecati l’uso di quest’arma terapeutica, per prevenire la recidiva del tumore o lo sviluppo di metastasi a distanza. Uno studio ha infatti dimostrato che il 58% delle persone trattate “in anticipo” con l’immuno-oncologia è libero da recidiva a tre anni. Alle nuove prospettive nel trattamento di questa neoplasia è dedicato un incontro di approfondimento con i giornalisti oggi a Bologna, promosso da Bristol-Myers Squibb.
“L’immuno-oncologia, che rinforza il sistema immunitario contro il tumore, rappresenta lo standard di cura nel melanoma metastatico, con una percentuale rilevante di pazienti, pari a circa il 20%, vivi a 10 anni – spiega Massimo Guidoboni, Responsabile Struttura Semplice Dipartimentale Immunoterapia – Terapia cellulare e Biobanca IRST IRCCS Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori di Meldola -. Prima dell’arrivo di queste armi innovative, la sopravvivenza mediana in stadio metastatico era di appena 6 mesi, con un tasso di mortalità a un anno del 75%. L’immuno-oncologia ha aperto un ‘nuovo mondo’ non solo in termini di efficacia e attività, ma anche di qualità di vita per la bassa tossicità e la facile maneggevolezza. E, oggi, si stanno affermando importanti risultati, grazie a questo approccio anche per alcuni pazienti in stadio III e IV completamente resecato. In questi casi, il trattamento anticipato con l’immuno-oncologia aumenta la possibilità di evitare una recidiva o la ricomparsa della malattia e, quindi, potenzialmente di curare il paziente”. “In questo modo – continua il dott. Guidoboni -, possiamo rinforzare ancora di più il sistema immunitario, che è meno compromesso dall’attività di immunosoppressione del tumore, proprio perché il carico di malattia è inferiore rispetto alla fase metastatica”.
Lo studio di fase III CheckMate -238, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The New England Journal of Medicine2, ha evidenziato gli importanti risultati del trattamento adiuvante nel melanoma.
“Lo studio CheckMate -238 ha coinvolto 906 pazienti con melanoma in stadio IIIB/C o IV ad alto rischio di recidiva dopo resezione chirurgica completa – afferma Jacopo Pigozzo, Dirigente Medico Oncologia del Melanoma, Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova -. Nivolumab è stato confrontato con ipilimumab, che aveva già dimostrato di essere efficace in questi pazienti. Già a 24 mesi, il 63% delle persone trattate con nivolumab non aveva avuto una ricomparsa della malattia.2 I dati a tre anni dall’inizio del trattamento forniscono un ulteriore supporto ai benefici a lungo termine del trattamento adiuvante con nivolumab, con una sopravvivenza libera da recidiva del 58%. Anche la sopravvivenza libera da metastasi a distanza continua ad essere significativamente più lunga con nivolumab con tassi a 36 mesi del 66%.3 Si aprono, quindi, prospettive importanti per questi pazienti, soprattutto se si considera che, nelle persone con melanoma di stadio IIIB o IIIC, non sottoposte a terapia adiuvante dopo la resezione chirurgica, il tasso di recidiva a 5 anni è elevato, rispettivamente del 68% e dell’89%”.
“I risultati dello studio CheckMate -238 sono ancor più rilevanti, perché ha incluso anche pazienti con melanoma in stadio IV sottoposti a resezione chirurgica delle metastasi – continua il dott. Guidoboni -. Finora per questi malati non vi erano prove adeguate sull’efficacia di nessuna terapia dopo la chirurgia, pur essendo ad alto rischio di recidiva. Inoltre, la durata del trattamento con nivolumab è solo di un anno. La prospettiva di un termine della terapia, di solito non possibile nella malattia metastatica, rappresenta un notevole vantaggio psicologico per i pazienti”.
In Italia vivono 160mila persone dopo la scoperta della malattia.1 I melanomi in stadio III e IV rappresentano il 9% e il 4% delle diagnosi iniziali. “La differenza registrata, in Emilia-Romagna, nel numero di nuovi casi nei due sessi è da ricondurre alla diversa adesione alle regole della prevenzione – afferma Ignazio Stanganelli, Responsabile della Skin Cancer Unit IRST IRCCS Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori di Meldola e Professore Associato Clinica Dermatologica all’Università degli Studi di Parma -. Le donne si proteggono di più e utilizzano le creme solari protettive quando si espongono al sole: abitudine ancora poco diffusa fra gli uomini. Peraltro, nella Regione, si registrano percentuali di sopravvivenza a 5 anni pari all’89%, superiori alla media nazionale (87%). Se scoperto precocemente ed eliminato con una corretta asportazione chirurgica durante la fase iniziale, il melanoma è del tutto guaribile. L’anticipazione del trattamento in una fase più precoce di malattia, oltre a fornire un enorme beneficio in termini di riduzione della progressione clinica e quindi di impatto sulla sopravvivenza globale, consente di procedere ad una classificazione molecolare anticipata del paziente con melanoma offrendo, nei casi con presenza della mutazione nel gene BRAF, una doppia opzione terapeutica a disposizione del medico, da discutere con il paziente: terapia a bersaglio molecolare – con gli inibitori di BRAF e MEK – e l’immunoterapia con gli inibitori di PD-1”. “La Skin Cancer Unit costituisce il modello ideale, perché vi opera un team multidisciplinare composto da dermatologi, patologi, oncologi, chirurghi plastici, radioterapisti e genetisti, dedicato alla gestione dei casi più complessi dal punto di vista diagnostico e terapeutico – conclude il prof. Stanganelli, che è anche il prossimo Presidente del più importante gruppo multidisciplinare di riferimento nazionale, l’Intergruppo Melanoma Italiano -. La Skin Cancer Unit nasce con un duplice obiettivo: da un lato, offrire al paziente un supporto di elevato livello professionale che solo un gruppo multidisciplinare può sostenere, dall’altro, creare un gruppo di lavoro di significativa competenza clinica e scientifica, in grado di implementare programmi di ricerca di livello internazionale. È importante anche la collaborazione con i medici di famiglia che, di fronte a una lesione sospetta, devono indirizzare i pazienti dal dermatologo”.
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