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L’attività fisica può aiutare (anche) i pazienti oncologici

Roma, 10 agosto 2018 – Anche una persona colpita da cancro può svolgere regolarmente un po’ di moto. Chi fa sport e si mantiene attivo è infatti meno esposto al rischio di una recidiva (o ricomparsa della malattia). Non solo, contribuisce anche ad alleviare alcuni dei principali effetti collaterali provocati dalle cure anti-tumorali. I benefici sono accertati per la neoplasia:
• alla prostata: gli uomini che fanno attività fisica intensa per tre volte alla settimana hanno una probabilità di morire del 61% in meno rispetto a chi si allena per meno di un’ora alla settimana
• al colon-retto: con 30 minuti di moto al giorno la mortalità diminuisce del 19% e la progressione della malattia del 16%
• alla mammella: l’esercizio regolare riduce il rischio di recidiva di ben il 50% nelle donne con tumori ormono-dipendenti e del 9% per le pazienti con tumore che non ha questa caratteristica
Lo sport rappresenta un aiuto importante per il paziente ma non può (e non deve) in alcun modo sostituire le terapie. Bisogna quindi sempre seguire scrupolosamente ogni istruzione e consiglio del proprio medico curante. Il consiglio generale è quello di praticare 150 minuti alla settimana di attività aerobica a intensità moderata (camminata veloce, bicicletta o nuoto) oppure 75 minuti alla settimana di attività intensa (come corsa o la camminata in salita). Ogni paziente presenta un quadro clinico specifico e quindi spetta all’oncologo stabilire se è possibile (o meno) fare sport dopo una diagnosi di tumore. È importante concordare con il medico uno schema di allenamento, che tenga conto del necessario riposo post-intervento e rispetti lo stato di forma della persona.