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Intolleranza alimentare, quando il cibo può creare problemi

Roma, 17  luglio 2019 – Fanno parte del grande gruppo di disturbi chiamati “reazioni avverse al cibo”. Stiamo parlando delle intolleranze alimentari che, a differenza delle allergie, non sono scatenate dal sistema immunitario e sono decisamente più diffuse. Si manifestano di solito attraverso dermatiti (atopica), asma e difficoltà respiratorie, vomito, diarrea o coliche intestinali. In Italia le più frequenti sono quelle al latte, al grano, all’uovo e alla soia. Negli Stati Uniti invece è particolarmente diffusa quella alle arachidi e nei paesi scandinavi quella al pesce. Le intolleranze si suddividono in diversi sottogruppi: ci sono le enzimatiche provocate dall’incapacità (spesso congenita) di metabolizzare alcune sostanze presenti nell’organismo.

Esistono poi le farmacologiche che si manifestano in persone che hanno una reattività particolare a determinate molecole presenti in alcuni cibi. Una tipica intolleranza enzimatica è quella al lattosio, che è lo zucchero contenuto nel latte. Si calcola che sia presente in più della metà della popolazione mondiale e che circa quattro italiani su dieci sono predisposti al disturbo. Chi è intollerante deve escludere alcuni alimenti (formaggi freschi, burro, besciamella, panna, insaccati e purea di patate, gelati) mentre per altri (hamburger, polpette, salumi, cereali, margarine, gnocchi di patate, caffè solubile) deve sempre leggere attentamente l’etichetta prima di mangiarli.