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Scarpe, tutti i guai del tacco alto

Roma, 12 marzo 2019 – La scarpa femminile è un compromesso tra il desiderio di assecondare canoni estetici e l’esigenza di proteggere il piede. Tuttavia, se le calzature ideali forse non esistono, si dovrebbe tentare almeno di evitare quelle sbagliate. Tra queste ci sono quelle con il tacco alto. Un accessorio “rosa” che conferisce sensualità all’incedere, ma dannoso all’appoggio plantare, allo schema del passo ed alla postura. La metatarsalgia è il primo effetto scatenato dalle scarpe con tacco alto, specie se la punta della calzatura è stretta. Si tratta di una infiammazione e di sintomi dolorosi che colpiscono l’avampiede sotto l’attaccatura delle dita. Non solo: il peso che grava sulle dita accelera la predisposizione individuale a sviluppare l’alluce valgo e le dita deformate a martello. E se l’uso dei tacchi alti è quotidiano, nel tempo il tendine di Achille e i muscoli del polpaccio si accorciano, senza dimenticare che più il tacco è alto (e il tallone lontano da terra), più è alta l’incidenza di distorsioni della caviglia. Ecco perché è meglio limitare l’uso dei tacchi alti a poche e selezionate occasioni. Alcuni consigli per acquistare le scarpe giuste? Innanzitutto ricordate che è meglio acquistarle nel pomeriggio, quando il piede ha il giusto volume: la sera risultano infatti più gonfi e al mattino troppo asciutti. Altro consiglio? Per verificare usura e difetti, la scarpa va osservata appoggiata su un piano rigido: la suola deve essere in contatto con il piano d’appoggio nella parte interna e esterna, non deve avere la punta curvata in alto e non deve essere consumata oltre un terzo del suo spessore originario.